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All’interno della continua ricerca scientifica che tenta di spiegare i comportamenti umani, gli studi sui “neuroni specchio” hanno permesso di fornire una possibile spiegazione ai comportamenti inconsci di imitazione che si presentano nell’interazione sociale. L’importanza di questi studi non si riduce però al tentativo di spiegare perché sbadigliamo quando qualcuno vicino a noi sbadiglia, ma avvia una profonda riflessione su quanto noi stessi siamo centrali nei processi di decisione. Il meccanismo dei “neuroni specchio” ci porta ad imitare il comportamento dell’altro supponendo che ci sia un automatismo biologico. Che ne è quindi della nostra capacità decisionale? Si potrebbe ipotizzare che dei meccanismi inconsci ci portino a delle decisioni che pensiamo consapevoli ma in realtà non lo sono?\r\n\r\nUno dei più importanti studi che potrebbe mettere a repentaglio la convinzione che siamo noi a decidere quali decisioni prendere è l’esperimento dell’orologio di Libet. Veniva chiesto ai partecipanti di muovere a piacimento il polso della loro mano sinistra e di indicare, tramite un orologio costruito appositamente, il momento preciso in cui avevano deciso di effettuare il movimento. Parallelamente tramite degli elettrodi veniva monitorata l’attività cerebrale. Sebbene i risultati dimostrarono che effettivamente i soggetti prendevano consapevolezza del movimento circa 200 millisecondi prima di effettuarlo è stato visto che questa consapevolezza in realtà arriva circa mezzo secondo dopo l’instaurarsi del così detto “potenziale di prontezza”: in altre parole il cervello preparava l’azione e quindi il movimento prima che il soggetto divenisse consapevole di aver deciso di effettuare il movimento.\r\n\r\nQuesto esperimento potrebbe far vacillare il concetto del libero arbitrio: Libet in particolare, cercando delle spiegazioni rispetto ai risultati del suo esperimento, ipotizzò che non effettuiamo delle decisioni coscienti ma che controlliamo il risultato degli impulsi istintivi, in particolare decidiamo se lasciar continuare un’azione già iniziata o fermarla.\r\n\r\nPer riportare questo esperimento alla nostra vita quotidiana possiamo pensare alle azioni più banali: quando apriamo il frigo e tra una birra e una bibita analcolica scegliamo la birra siamo stati noi a decidere consapevolmente di prenderla o era un movimento già avviato a livello inconscio? Quando squilla il nostro telefono e premiamo il tasto per rispondere portiamo avanti un movimento già attivato dal nostro cervello?\r\n\r\nDopo Libet molti studi hanno documentato fenomeni simili, che mettono in dubbio il fatto che noi agiamo come persone libere e guidiamo i nostri corpi in base alle nostre volontà. Quello che è importante approfondire è quanto ritroviamo tali risultati nella nostra vita quotidiana. Questa sorta di “illusione di consapevolezza” riguarda solo scelte rapide che coinvolgono piccoli movimenti immediati senza troppi pensieri o governa tutti i nostri comportamenti, dalle decisioni più importanti che ci portano via giorni di riflessioni alle decisioni più banali?\r\n\r\nForse la verità sta nel mezzo ma di certo lo studio della mente dell’uomo ci dimostra sempre più che anche tutte le nostre convinzioni più resistenti, come quella del libero arbitrio, possono avere una piccola percentuale di errore.


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