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Videointerviste realizzate da Michele De Feudis e Natale Cassano

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L’ultimo saluto a Vincenzo Matarrese nella cattedrale, con un migliaio di presenti. Una galleria di giovani del Bari, con polo rossa, intorno alla bara, tanti ex calciatori e dirigenti del club, la famiglia tutta in prima fila, il sindaco Antonio Decaro e il governatore Michele Emiliano in piedi in un corridoio laterale.

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L’omelia di don Franco Lanzolla ha ricordato che “Vincenzo, amava il lavoro e la famiglia e gli operai, apparteneva alla nostra identità di baresi. Era un credente nella sua umanità, usata per costruire e non per consumarsi. Aveva la cultura del costruire con il valore del lavoro”.

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In un angolo c’è un gruppo di bandiere biancorosse: Giovanni Loseto, Pietro Maiellaro, Michele Armenise, Giorgio De Trizio, Angelo Terracenere, Salvatore Guastella, Alberto Bergossi, Francesco Palmieri. E poi Cobra, Sandro Tovalieri. E’ partito alle cinque di mattina dal Lazio per essere in prima fila a salutare il suo presidente. E Antonio Di Gennaro, azzurro e protagonista di una promozione in A con il Bari. Ci sono anche Carlo Regalia, Piero Doronzo, storico segretario del club, i ds Franco Janich e Giorgio Perinetti, il dg Claudio Garzelli, il collaboratore Toni Sgobba. Tutti i dipendenti dell’As Bari. Il presidente della Lega Serie B Andrea Abodi. Il presidente del Fc Bari 1908 Gianluca Paparesta. Ci sono i vertici di Confindustria, Francesco Frezza presidente dei Giovani di Confindustria per il Sud, consiglieri comunali (Pasquale Finocchio, Filippo Melchiorre, Michele Picaro, Fabio Romito), colleghi costruttori delle famiglie Bonerba, De Bartolomeo e De Fano. L’amico di sempre Vito Laruccia. Tanti esponenti della fu Democrazia cristiana, nonché il sottosegretario al Lavoro Massimo Cassano e i deputati Antonio Distaso e Gaetano Piepoli.

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L’emozione di Genio Fascetti

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In camicia nera Eugenio Fascetti. Intervistato da Borderline 24 – Il Giornale di Bari descrive “un presidente eccezionale” e rimpiange di non averlo fatto vincere abbastanza a burraco nelle partite serali; poi rammenta i tempi in cui San Siro era terra di conquista per il Bari corsaro, l’Inter sempre ko…

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I discorsi finali

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I discorsi finali sono della famiglia. Mario Greco, marito della sorella Carmela, racconta di un sorriso e un invito a non mollare. Poi prende la parola Salvatore Matarrese (“Ha costruito ponti sul Po che altre due aziende non erano riusciti a realizzare), i nipoti, Antonio Matarrese che ringrazia e si scusa per quanto avrebbe voluto fare e non è stato possibile concretizzare. Il saluto del sindaco Antonio Decaro.

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La bara è portata a spalla da operai, tifosi e da Giovanni Loseto. Gli Ultras 1976 si ritrovano per l’occasione ed espongono uno striscione di trenta metri con scritto “Ciao, Presidente”. Resta il percorso di un grande imprenditore delle costruzioni che ha interpretato in pieno la laboriosità e la tenacia dei baresi, e la lunga avventura da presidente del Bari, racchiusa nella frase urlata in faccia a Luciano Gaucci: “Noi siamo di serie A”. Si riferiva al Bari calcio, ma soprattutto ai baresi migliori. Alle chiacchiere preferiva i fatti, e perciò dava l’esempio: “Per primeggiare – diceva – bisognava assumersi in prima persona, sempre, le responsabilità”.

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Il saluto dei suoi operai

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Prima dei funerali il saluto degli operai del gruppo Matarrese nella sede di via Toscanini, dove è stata allestita la camera ardente.


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