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Attestavano fittiziamente la residenza sul territorio nazionale, mentre erano trasferiti da tempo in altri paesi. Il loro scopo, continuare a beneficiare dell’”assegno sociale” (mediamente 450 euro mensili), spettante agli ultra 65enni residenti e domiciliati in Italia con redditi modesti.\r\n\r\nLa maxi-truffa da 5,6 milioni di euro, perpetrata nei confronti dell’Istituto nazionale per la previdenza sociale è stata scoperta dalla Fiamme Gialle baresi, a seguito di elementi informativi, acquisiti autonomamente che hanno permesso di individuare e denunciare alle competenti autorità giudiziaria 174 soggetti, falsamente residenti nelle province di Bari e Barletta – Andria – Trani.\r\n\r\nLe persone denunciate nell’ambito dell’operazione “Eldorado”, per la gran parte extracomunitari che vivevano in Albania, Germania e Francia da diverso tempo, risponderanno di indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato, falsità ideologica commessa dal privato in atto pubblico e truffa aggravata per il conseguimento di erogazioni pubbliche. 47 persone, che hanno percepito importi inferiori ai 4mila, sono state invece sanzionate per oltre 60mila euro. Tra di loro c’era anche una donna anziana di origine albanese che con i soldi dell’assegno aveva girato l’Europa. Per 100 pensionati extracomunitari, di nazionalità marocchina, iraniana, filippina ed albanese, è stata richiesta alla questura la revoca del permesso di soggiorno.\r\n\r\nL’inchiesta ha coinvolto 48 Comuni nelle due province di Bari e della Bat. Sul territorio barese si sono però compiute la maggior parte delle irregolarità, con quasi 150 persone coinvolte e 78 assegni revocati per circa 4 milioni di euro.\r\n\r\n”Abbiamo sequestrato 150mila euro, ovvero una parte degli assegni percepiti indebitamente, anche grazie all’aiuto dell’Inps e dei consolati stranieri, in particolare quelli albanesi” spiega il comandante provinciale della Guardia di Finanza di Bari Vincenzo Papuli. “Senza l’aiuto delle ambasciate – prosegue – sarebbe stato impossibile risalire ai soggetti, che in alcuni casi riscuotevano anche da 15 anni la pensione con la complicità di parenti ed amici che ancora risiedevano in Italia. Parliamo quindi di truffe che per il singolo potevano raggiungere gli 80mila euro”.\r\n\r\nGli agenti sono riusciti a scoprire la truffa grazie ad una serie di controlli incrociati e interrogando le persone coinvolte. Molte di loro tornavano in Italia il giorno prima della convocazione in questura, denunciando di aver perso i passaporti, nella speranza che questo permettesse alle forze dell’ordine di non rintracciare i loro spostamenti al di fuori del territorio italiano.\r\n\r\n 


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