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La firma del Patto per Puglia tra premier Renzi e Governatore Emiliano è avvenuta nella Fiera del Levante senza nessuna solennità. Anzi c’era tutta la platea in piedi, vociante verso l’uscita. L’arrivo delle risorse per modernizzare la Puglia dal governo centrale è stato così ridimensionato mediaticamente. L’antefatto? Il presidente della Regione aveva invitato Renzi a firmarlo in mattinata nella sede dell’ente sul lungomare. Ma la proposta non è stata presa in considerazione. Il capo del governo ha preferito inaugurare il ponte dell’asse nord-sud.\r\n\r\nDissidi e scaramucce tra i due riempirebbero un volume enciclopedico. Sullo sfondo restano le difficoltà della Puglia priva di un dialogo virtuoso con il governo centrale e la diatriba politica tutta interna al Pd tra Renzi ed Emiliano.\r\n\r\nPuglia sempre più marginale (vedi slide di Renzi)\r\n\r\nRenzi non ha risposto ad Emiliano, in Fiera, su temi cruciali come l’acciaio e l’energia. Ilva e Tap. Salvo poi mostrare una slide dove la Puglia del turismo è un angolino in un virtuale Stivale italiano dove i turisti preferiscono il centronord. Il Patto per la Puglia doveva essere firmato a maggio, è diventato realtà a settembre con un ritardo che graverà sulla comunità.\r\n\r\nRiportare al centro del dibattito nazionale la Puglia non è solo compito di Emiliano – che ha irrimediabilmente compromesso i rapporti con Palazzo Chigi – ma anche dei partiti di maggioranza e opposizioni, che dovrebbero interpretare i bisogni dei pugliesi non solo in campagna elettorale. Le ragioni della Puglia non sono quelle del governatore, ma quelle di un territorio che chiede rispetto al governo centrale. Nessun leghismo in salsa pugliese. In Europa, dalla Catalogna alla Scozia, la richiesta di autonomie da parte delle macro regioni è un sentimento condiviso dai popoli e viene declinato politicamente: meno tasse, più identità, maggiori poteri in alcuni settori. Insomma ha effetti politici, non solo mediatici come nel caso delle baruffe Renzi-Emiliano.\r\n\r\nEmiliano ospite sgradito nel Pd\r\n\r\nUn partito ha un’anima, una linea e un dibattito. Il Pd di Renzi, pro industrializzazione e sviluppista, è antitetico a quello di Emiliano, ecologista alla Al Gore. Come è possibile stare nel Pd contestandone le politiche energetiche e industriali è un vero mistero. E nei dibattiti nazionali o negli organi di partito le istanze ecologiste di Emiliano, finora, non hanno avuto nessuno spazio.\r\n\r\nDa qui il bivio per il governatore: o fare un battaglia di partito perché sia riconosciuta la sua sensibilità politica (anche con il rischio di creare una ennesima minoranza verde-dem) o sbattere la porta e andarsene. Il tema è centrale per gli equilibri della politica meridiana e non può essere confuso con il voto al referendum. Voto che, se il renzismo significa ri-accentrare competenze – a partire dalle politiche del turismo – non può che trovare sul fronte del no l’autonomista Emiliano. Ma queste divergenze saranno al centro della prossima puntata della guerra soft in corso tra Puglia e Palazzo Chigi.\r\n\r\n 


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