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A partire da questa mattina (e a scaglioni fino al 15 settembre, data ufficiale di inizio) tornano in classe 245mila studenti a Bari e provincia, 600mila in tutta la Puglia. E il nuovo anno è iniziato tra proteste, aule inagibili e cattedre ancora vuote.

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Il caso Scacchi

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A pochi giorni dall’inizio dell’anno i tecnici del Ministero hanno comunicato al preside del liceo scientifico Scacchi, Giovanni Magistrale, la chiusura di quattro aule dove c’era il rischio di caduta dei calcinacci. Da qui la decisione del dirigente di spostare i ragazzi nell’aula magna, in biblioteca e persino in palestra.

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Problemi non solo allo Scacchi. Al classico Orazio Flacco c’è ancora l’aula magna chiusa perché i lavori di messa in sicurezza non sono mai partiti. E poi ci sono, un po’ in tutti gli istituti, i soliti problemi legati agli arredi vecchi: banchi e sedie da sostituire.

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La protesta dell’Uds

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I ragazzi dell’ Unione degli studenti di Bari hanno manifestato, questa mattina, davanti alle scuole superiori. Cartelli sono stati affissi fuori dagli istituti, dallo Scacchi al Panetti, al Perotti e Romanazzi. Fino al Fermi. “Inizia oggi un autunno caldo – spiega Davide Lavermicocca, coordinatore barese dell’Uds – durante il quale denunceremo le carenze sia strutturali che formative della scuola. Cominceremo anche una consultazione nazionale che porterà a scrivere il nuovo statuto degli studenti”.

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“Tra soffitti crollati e diritti negati, benvenuto nella “Buona scuola”, si legge sui manifesti affissi fuori dagli istituti. Gli studenti dell’Uds si sono anche travestiti da scimmie, per richiamare proprio la campagna nazionale “Stiamo diritti, students’ (R)evolution”, sulla questione dell’evoluzione studentesca.

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“Oggi è partito anche il volantinaggio – conclude Lavermicocca – in vista del primo sciopero nazionale, quello del 7 ottobre”.

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I ritardi nelle assegnazioni dei docenti

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La legge sulla “Buona scuola” ha creato diversi ritardi nelle procedure di completamento dell’organico. Un problema che ora tocca all’Ufficio scolastico risolvere, non senza difficoltà. “Quest’anno siamo indietro rispetto allo scorso nell’assegnare i docenti agli istituti – ha detto il vicedirettore dell’Usr Puglia Mario Trifiletti – principalmente perché la legge ha posticipato tutte le scadenze per le assegnazioni che esistevano in precedenza”.  Tra contenziosi, conciliazioni, assegnazioni provvisorie, le cattedre vuote per i primi giorni dell’anno potrebbero essere diverse.

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L’amarezza dei docenti trasferiti

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Primo giorno di scuola offuscato da un velo di amarezza per docenti e studenti. Numerosi, infatti, i disagi legati alle conseguenze dei trasferimenti al Centro Nord. Docenti come pacchi postali che nervosamente fanno su e giù tra un fine settimana e l’attesa delle assegnazioni provvisorie (quei posti a tempo determinato), che continuano a ritardare e che almeno in Puglia salveranno, anche solo sino a giugno, tantissimi dei tremila prof assegnati fuori Regione.

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Tanti i casi: c’è Caterina, docente di sostegno, assegnata ad una scuola della provincia di Roma dove in realtà non c’è una cattedra per lei, o Aldo, chiamato in una scuola nella provincia padovana che, poche ore dopo aver effettivamente preso servizio, ha ricevuto una mail dalla segreteria che lo avvisava di essere diventato improvvisamente in esubero ed ora si trova in attesa di una scuola definitiva che ancora non arriva.

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«Eppure le soluzioni, a breve e lungo termine, ci sarebbero e salvaguarderebbero tutti – scrivono i docenti pugliesi riuniti nel comitato spontaneo dei “Nastrini rossi” – basterebbe aprire l’organico dell’autonomia e permettere a tutti di riavvicinarsi a casa, per evitare tanti passaggi inutili. I posti al Sud, nonostante i proclami di Renzi, ci sono, e gli studenti meridionali hanno gli stessi diritti di quelli settentrionali: noi continueremo a chiedere a gran voce che tutti siano salvaguardati, senza distinzione tra docenti di ruolo e precari, secondo la normativa, ma ci aspettiamo dal Governo centrale lo stesso sostegno e la volontà di risolvere i problemi che ci stanno dimostrando i politici regionali, in tutte le Regioni del Sud, a partire dalla Puglia».


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