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In Puglia arrivano carciofi dall’Egitto, olive dalla Tunisia, passata di pomodoro dalla Cina e grano da Russia, Bangladesh, Canada e Messico, olio da Spagna, Tunisia e Grecia. Tutti però rigorosamente marchiati con l’etichetta “made in Italy”. L’allarme sulla contraffazione dei prodotti alimentari sul territorio arriva da Coldiretti Puglia, che riprende un rapporto del Censis dove emerge quanto l’associazionismo criminale nel settore agroalimentare sia forte sul territorio. I numeri parlano chiaro: oltre 850 denunce di contraffazione arrivate e un business da circa 16 miliardi di euro, con i prodotti che vengono importati dai porti pugliesi e smistati attraverso gli 800 chilometri di costa pugliese. Tra le province colpite maggiormente dal fenomeno ci sono Bari e la Bat, seguite da Taranto e Lecce.\r\n\r\n”Il neo coordinatore del comitato scientifico della Fondazione campagna amica, l’ex Ministro Alfonso Pecoraro Scanio, – spiega il presidente di Coldiretti Puglia Gianni Cantele – ha coniato un neologismo per descrivere il panorama criminale: ‘agropirateria’. Questa si sviluppa attraverso le importazioni, la manipolazione e la trasformazione di prodotti agricoli di dubbia qualità e provenienza che giungono nel nostro Paese e diventano “made in Italy”, fregiandosi in modo fraudolento dell’immagine che accompagna, nel mondo, le produzioni del nostro territorio”. Dalla Coldiretti arriva quindi la richiesta al governo di velocizzare l’iter di approvazione del disegno di legge sulle “nuove norme in materia di reati agroalimentari”, che permetterebbe agli organismi di controllo di avere uno strumento in più per contrastare frodi e sofisticazioni.\r\n\r\n”È significativa – conclude il direttore di Coldiretti Puglia Angelo Corsetti – e va sostenuta la volontà di procedere ad un aggiornamento delle norme attuali, risalenti anche agli inizi del 1900, attraverso un’articolata operazione di riordino degli strumenti esistenti e di adeguamento degli stessi ad un contesto caratterizzato da forme diffuse di criminalità organizzata che alterano la leale concorrenza tra le imprese ed espongono a continui pericoli la salute delle persone”.


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