Pensavo è l’ultimo singolo tratto da Black, primo album di Valentino Negri, cantante, autore e produttore pavese. Pur trattandosi di un disco d’esordio non è un lavoro che manca di maturità, anche perché il cantante è cresciuto in un ambiente intriso di musica (quello del padre Tino, cantante e bassista per molti artisti: primo tra tutti, Drupi). Gli arrangiamenti nella parte compositiva del disco sono stati scritti insieme ad Eros Cristiani.

Di questo album, certo molto vario, si sono realizzati altri due videoclip, per Nato libero e 2 metri sotto terra. Ma lasciamo che sia lo stesso Valentino Negri a parlarcene.

Black le due anime di Valentino Negri 2

Perché Black?

Ho voluto spiegarlo nella prima pagina del booklet del CD (lo si può vedere anche scaricandolo in digitale), con una breve frase che spiega appunto che ci sono due anime nel disco: una è Vale, quella più tranquilla e romantica, e l’altra è Black, quella che combina sempre un sacco di guai e ha le idee peggiori (per cosi dire, simpaticamente). Credo comunque che ognuno di noi abbia due anime, anche se il più delle volte la gente può nasconderle.

Questo per preparare chi avrà la curiosità di andarsi ad ascoltare il disco e che troverà, all’interno di queste 15 tracce, due mondi a volte in contraddizione tra di loro, differenti per sonorità (a volte molto rock e a volte molto acustiche e soft) e per concetti espressi nei testi, che in alcuni brani sono romantici e profondi, mentre in altri sono invece spregiudicati e provocatori.

Il nome Black nasce principalmente dal fatto che alcuni amici mi chiamano così, prendendo spunto dal mio cognome e poi il black è un po’ il colore che rappresenta il Rock in generale, anche come stato d’animo. Abbiamo subito capito che sarebbe stato il nome giusto per il mio album.

Valentino Negri è “nato libero”?

Sì. Assolutamente, e lo sarò fino alla fine! [ride]

Credo che questo sia un problema, intendo: esserlo nella società di oggi…

Perché credo che il fatto di amare la propria libertà e di non scendere a compromessi ti escluda dai meccanismi che ci circondano, oggi più che mai: e molte volte sono per me inaccettabili.

Non Le nego di aver perso molti “treni” e occasioni per questo, ho rifiutato molte proposte: ad esempio, più di una volta provini per importanti talent televisivi (ero stato contattato da loro), o anche opportunità molto più grosse, nella vita in generale. Ma sono felice di vivere cosi!

Tutta questa smania di successo che c’è oggi, per la maggior parte è conseguenza di falsi miti e falsi principi, falsi esempi e false intenzioni, come la maggior parte della musica che viene prodotta a tavolino per vendere dischi, è falsa. La maggior parte dei ragazzi che vogliono fare musica oggi bramano la popolarità: non amano la musica davvero! Si vede e si sente, sono prodotti come possono essere gli yogurt al supermercato, ma alla fine non hanno fondamenta e si ritrovano con niente da dire una volta finito il loro turno. Perché soprattutto non hanno la cosa più importante: la passione. Per fortuna c’è tanta gente di talento che invece la passione ce l’ha e continua a suonare e fare bella musica.

Nato libero è un grido di speranza principalmente, di denuncia, ma soprattutto di ribellione. È un desiderio che oggi sembra un po’ perduto, soprattutto tra le nuove generazioni, assuefatte dai ritmi di una società che ne annulla il desiderio e le porta ad accontentarsi e ad aver paura di alzare la testa dalla sabbia: per fortuna non è così per tutti. È proprio dalla consapevolezza dell’ oppressione (che quotidianamente e silenziosamente soffoca le coscienze) che nasce questo brano. L’intento è di riuscire a portare l’ascoltatore – anche solo per un istante – a ragionare sulla totale assenza di libertà e sulla vitale necessità di riscatto. Vuole essere una scossa per tutti quelli che cercano la forza per continuare a combattere.

La rivoluzione di cui parlo è una rivoluzione mentale e culturale, perché la rivoluzione va fatta dentro di noi nel modo di vedere le cose, nel modo di comportarci e di pensare, senza aspettare che cambino da sole o che lo facciano i grandi poteri, perché loro non lo faranno mai. L’uomo ha paura della sua libertà, ma dovrebbe avere il terrore dell’oppressione dei diritti e delle libertà di pensiero di cui siamo vittime ogni giorno. Ma dobbiamo iniziare da noi stessi: questo è il messaggio, perché siamo nati liberi. Io sono nato libero, tu sei nato libero e tu decidi di cambiare se lo vuoi da dentro, solo con la consapevolezza si possono spezzare le catene di questo meccanismo innaturale e malato.

Anche per questo per video clip ho chiesto aiuto ad un mio amico, il campione del modo di pugilato Giacobbe Fragomeni, uno che di lotte ne ha dovute combattere tante. Gli è bastato interpretare se stesso! Dopo aver affrontato molte dure battaglie nella vita, non ha mai mollato fino a raggiungere il riscatto senza mai arrendersi.

Questo è il messaggio.

Al di là delle etichette – che lasciano sempre il tempo che trovano – come nasce la sua impronta glam rock?

Sì, sono d’accordo con Lei, le etichette lasciano sempre il tempo che trovano: la musica è musica.

Per quanto riguarda la mia, devo dire che è nato tutto in maniera molto naturale, non ho deciso un genere e alla fine, riascoltando tutto l’album, era difficile collocarlo nel panorama italiano. E quindi qualcuno si è reinventato questo termine per definirmi “Glamour Rock”, perché credo che in Italia ci sia desiderio di qualcosa di nuovo, e questo disco sicuramente non è cosa comune. Credo che anche il mio look abbia offerto un spunto per la definizione di si diceva. Si intende comunque un nuovo Glam Rock, non di certo quello degli anni ’80: deve essere sicuramente visto in chiave moderna, per cosi dire. Bisogna cercare di vedere solo un po’ più in là.

Da un punto di vista musicale si sentono sicuramente influenze dalle melodie dei Bon Jovi, per esempio, o dal mondo di Lenny Kravitz o dei Guns N’ Roses o di Kid Rock. Avendo avuto la fortuna di viaggiare molto in tour per il mondo e on the road per l’America, sono moltissime le influenze che mi sono rimaste dentro.

Sono cresciuto ascoltando fin da bambino i mostri sacri della musica come i Beatles, gli Stones, gli Eagles, Johnny Cash, James Brown, Ray Charles, Luigi Tenco, Fred Buscaglione, De Gregori, Dalla, Drupi, Vasco. Le potrei fare una lunga lista di generi completamente diversi gli uni dagli altri: questo per dire che per me non ci sono etichette di generi, c’è solo buona musica e musica brutta. Tutti, grandi e meno grandi, sono stati fonte di ispirazione.

Valentino Negri ha avuto la possibilità di confrontarsi con alcuni dei più grandi musicisti di questi decenni. Cosa può raccontare di loro?

Be’, ci sarebbe davvero una quantità di aneddoti da farci più di un libro! [ride]. Le posso raccontare della prima volta che atterrai a Los Angeles per l’incisione del best di Drupi, appunto (avevo 16 anni). Venne a prendermi in aeroporto Larry Dunn degli Earth, Wind & Fire che mi caricò in macchina, e rimasi a casa sua durante la lavorazione del disco. Vedere all’opera questi immensi professionisti mi ha insegnato e fatto capire subito moltissimo di questo mondo, e soprattutto dell’umiltà che hanno i più grandi. Vederli all’opera in studio talvolta era come vedere un rito voodoo, era una cosa sacra, ed io ne rimasi completamente rapito: ero certo che quello era quello che volevo.

In uno studio di registrazione a Malibu, durante una pausa, mi misi a guardare una band al lavoro. Mi si avvicinò un ragazzo che mi diede un a cassetta promozionale della band non ancora famosa: si chiamavano Limp Bizkit e lui era Fred Durst. Lo scoprii solo pochi mesi dopo il mio ritorno a casa, quando lo riconobbi su MTV, col successo planetario che avevano ottenuto. Ho avuto modo di conoscere molti importanti esponenti della musica californiana: Matt Sorum, batterista dei Guns N’ Roses, Dan Aykroyd, Dr DRE. Non posso ricordarli tutti… Conobbi un gruppo di Los Angeles e diventammo buoni amici, soprattutto con il batterista Alex Orbison che tutti chiamavamo Orbi. Scoprii solo in seguito che era il figlio di Roy Orbison di Pretty Woman: ci sentiamo spesso e coltiviamo questa amicizia. Nel prossimo mio disco, su cui sto gia lavorando, ci sarà una loro cover rifatta in italiano da me.

Sono davvero moltissimi anche gli aneddoti con grandi musicisti italiani. Ogni esperienza, ogni contatto ti lascia dentro qualcosa che lavora nell’inconscio e poi esce fuori in fase di scrittura e di lavoro: è come pescare in un pozzo magico; ognuno ha il suo, con le sue esperienze e influenze tutte diverse. Questa è la magia della musica, riuscire sempre ad essere diversa e a dare emozioni diverse ad ognuno di noi.

Black le due anime di Valentino Negri

Con chi lo ballerebbe un ultimo tango?

Con Marilyn Monroe! [ride]

Questo brano, L’ultimo tango, lo scrissi per me, ma quando Drupi lo sentì, lo volle a tutti costi nel suo ultimo album Ho sbagliato secolo. Il brano uscì per la Sony, divenne un successo nell’Europa dell’Est dove, si sa, Drupi è una super star.

Come da accordo però, l’ho riarrangiato e cantato a modo mio e ora è la seconda traccia del mio album Black.

Non è propriamente un tango, ma ha sonorità che ne esprimono molto bene l’atmosfera calda e passionale, che poi è rappresentata nel testo. Nel ritornello strizza l’occhio addirittura alla musica napoletana, con questa chitarra acustica suonata quasi come un mandolino, sovrastata in alcuni momenti da un’altra chitarra elettrica che potrebbe ricordare l’atmosfera di una colonna sonora di un film (di Tarantino, per intenderci). L’abbiamo intesa cosi e ci siamo divertiti molto in fase di incisione…

Come vede, Black è un album dalle mille sorprese!

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