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La paura del Covid-19 starebbe contribuendo all’aumento dei tempi di diagnosi di melanoma e, di conseguenza, la possibilità di trovarsi ad affrontare un tumore della pelle più difficile da curare. Secondo una fotografia scattata dagli esperti dell’Intergruppo Melanoma Italiano (Imi), infatti, nel periodo del lockdown si sarebbe verificata una riduzione del 31% del numero delle prime visite per tumori della pelle e del 36% delle biopsie.

Da ciò deriverebbe, secondo lo studio a cui hanno partecipato i centri d’eccellenza per queste malattie, un calo del 23% delle radicalizzazioni, ovvero delle asportazioni chirurgiche locali, del 24% delle diagnosi istologiche totali e del 20% delle terapie iniziate nel trimestre di riferimento. “In particolare – precisa Ignazio Stanganelli, presidente Imi – c’è stata una contrazione delle prime visite e, conseguentemente, delle biopsie che fanno seguito al sospetto di un melanoma e delle radicalizzazioni successive alla conferma istologica della biopsia.

Questo può determinare un ritardo nella diagnosi con il rischio trovarci davanti nei prossimi mesi a melanomi in stadio più avanzato con prognosi peggiore. Nei mesi a venire occorrerà ottimizzare le risorse verso i pazienti con le forme più gravi”. I dati, che presentano un profilo di omogeneità su tutto il territorio italiano, manifestano due eccezioni sostanziali: al Nord la flessione ha riguardato il numero di pazienti già in cura con terapia sistemica, ma non quello dei nuovi pazienti. Al contrario, al Centro-Sud le nuove terapie avviate sono state protagoniste del calo sostanziale, ma non è stato lo stesso per i pazienti in trattamento.


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