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“Siamo a pezzi. In questo momento proviamo solo tanta rabbia e paura per quello che sarà il futuro di ciascuno di noi”. A parlare, in rappresentanza della categoria degli ambulanti della regione è Marco Colella, vice presidente Fiva Confcommercio Bari-Bat, che esprime il senso di frustrazione dei commercianti allo scoccare della quinta settimana di zona rossa in Puglia. Restrizioni al massimo e chiusura prolungata per i mercati e le singole attività, che da oltre un mese vivono nell’attesa del momento della riapertura ma anche dell’ascolto e del sostegno da parte del governo regionale.

“Abbiamo chiuso le attività con la morte nel cuore, ma con un grande senso di responsabilità e di rispetto per l’emergenza sanitaria in corso – spiega Colella, che puntualizza – allo stesso tempo, non siamo stati ricambiati dalle amministrazioni locali con la giusta attenzione che necessitava la nostra causa”. In effetti, nelle scorse settimane, gli ambulanti hanno portato avanti più volte manifestazioni pacifiche volte a richiamare l’intervento del sindaco di Bari, del prefetto e del governatore della Regione, ma, ad oggi, lamentano la scarsa apertura al dialogo proprio da parte del presidente Michele Emiliano. “È a lui che ricordiamo che il nostro lavoro ha pari dignità di quello degli altri – spiega Francesco Paolo Gonnella, presidente Fivag Cisl Puglia – e che, dalle stesse parole del ministro Speranza apprendiamo che per le attività di vendita all’aperto il rischio di contagio è decisamente minore rispetto ai negozi e ai centri commerciali”.

Gli ambulanti raccontano di difficoltà economiche che, settimana dopo settimana, diventano gravissime per le famiglie che vivono da questo lavoro: “Tra di noi c’è chi fa questo mestiere da tre generazioni e non ha mai fatto mancare niente alla propria famiglia, ma che oggi arranca per sopravvivere – racconta Francesco Bratta, referente provinciale Bari-Bat di Ugl Commercio su aree pubbliche – ogni giorno sentiamo storie di famiglie che arrivano a vendere proprietà e oggetti preziosi di famiglia per far fronte alle spese; anche quelle più banali. Questa non è dignità”. Bratta racconta di una perdita che, nell’ultimo mese e mezzo, è stata pari al  100% per il settore, già provato da precedenti aperture a cui erano seguiti investimenti per regolarizzare le attività secondo la normativa anti-contagio e, subito dopo, la nuova chiusura.

E, in effetti, secondo il racconto dei rappresentanti sindacali – che tengono molto a ricordare come siano tutti ambulanti in prima persona, prima che sindacalisti – emerge un quadro paradossale in cui i commercianti, che prima avevano paura delle chiusure per il calo delle vendite, ora temono anche il momento in cui avverrà la fatidica riapertura: “Chi di noi sarà in grado di farsi carico di un nuovo investimento, fondamentale per affrontare il riavvio dell’attività?”, si chiede Colella. Il referente provinciale Fiva Confcommercio ricorda, infatti, che al momento della chiusura – ormai cinque settimane fa – gli ambulanti si trovavano nella condizione di dover vendere la merce invernale per avere liquidità per l’acquisto dei nuovi carichi per la stagione primavera/estate. Chi, invece, aveva già affrontato questo passaggio, si trova nella situazione altrettanto grave di aver sostenuto spese ingenti per assistere, inerme, al passaggio della stagione di vendita.

“Siamo allo stremo delle forze – spiega Francesco Paolo Gonnella – e già venivamo da anni di dura crisi economica dovuta alla diffusione delle piattaforme di vendita online e alla concorrenza sleale di alcune tipologie di attività sul territorio. Ciò che chiediamo è sostegno da parte del governo regionale, per una riapertura in sicurezza e la ripresa dignitosa del nostro lavoro”, conclude.


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