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“Noi sindaci abbiamo detto al Governo che se il coprifuoco alle 22 deve durare per un periodo limitato, per qualche settimana, perché stiamo allentando le restrizioni un po’ alla volta va bene, ma non va bene se dobbiamo arrivare a questa estate con il coprifuoco alle 22. Non credo, però, che l’intendimento del Governo sia quello di tenere il coprifuoco alle 22 fino al periodo estivo”. Lo ha dichiarato il sindaco di Bari e presidente Anci, Antonio Decaro, a Skytg24.

“Mi auguro – ha detto – che tra qualche settimana quel limite orario delle 22 venga spostato più in avanti, perché le 22 nel periodo estivo è un orario troppo limitato. Significherebbe non aver riconquistato la libertà. Non parlo solo delle attività economiche ma anche dei cittadini che hanno voglia di tornare a uscire, di poter socializzare e stare insieme. Sono passati 15 mesi e sono tutti esausti”.

“Adesso nei prossimi giorni se vogliamo davvero aiutare le attività economiche, penso ai gestori dei bar e dei ristoranti, possiamo rimodulare gli orari delle attività professionali, dei negozi, delle attività finanziarie, interromperli un po’ prima, parlo da Roma in giù, perché da Roma in su già accade, e avere più tempo libero per andare in un ristorante a cenare e tornare entro le 22, magari poter andare anche a teatro e a cinema”, ha aggiunto Decaro.

“Io sarei per individuare delle percentuali fisse, anche se in Puglia ha funzionato così fino ad ora”, con la libertà di scelta sulla frequenza in presenza, “e ho visto che anche il Veneto sta pensando di far fare la scelta alle famiglie. Per quello che è possibile, se i ragazzi potessero stare in presenza sarebbe meglio”. Ha detto Decaro rispondendo alla domanda sulla intenzione, annunciata dal presidente della Regione Michele Emiliano, di prolungare la possibilità di scelta sulla presenza in aula. “Dare la possibilità alle famiglie di scegliere se andare o meno è la via più facile – dice Decaro – ma stabilire delle percentuali permette a tutti di poter andare in presenza, magari anche a chi non ci vuole andare, nel senso che le scuole, soprattutto per i più piccoli, sono scuole dell’obbligo e in alcune zone del nostro Paese non è nemmeno possibile fare la Dad perché non c’è un collegamento stabile”.


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