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“Sulla Cassa Prestanza del Comune di Bari sembra sia calato il sipario con la procedura di liquidazione richiesta dal Comune di Bari e sancita dal Tribunale con la nomina dei Commissari liquidatori le cui risultanze sono state approvate dal Tribunale. In conclusione ci hanno rimesso esclusivamente i lavoratori e le lavoratrici del Comune di Bari con buona pace di tutti i soggetti coinvolti a vario titolo”. A parlare è il segretario generale della Cisl Funzione Pubblica, Francesco Capodiferro.

“Nonostante ci sia un senso di sfiducia e rassegnazione da parte di molti danneggiati,   in tanti non ritengono di dover recedere dal rivendicare  giustizia. Ed è proprio per  ottenere  giustizia che ci siamo fatti promotori, come Cisl Fp,  di un ricorso giudiziario  contro il Comune di Bari la cui prima udienza è stata fissata per il prossimo 6 giugno – spiega Capodiferro –   La politica, in generale, e quella di governo locale, in particolare, sin da subito, ha scaricato oneri e responsabilità  proprie pur di evitare di essere direttamente coinvolta. D’altronde anche la magistratura, contabile e ordinaria, ha evitato con cura di chiarire le responsabilità del “socio fondatore”. La prima adducendo che  il notevole numero degli amministratori coinvolti rendeva difficoltoso  la individuazione delle eventuali  responsabilità erariali , la seconda con sentenze che appaiono incomprensibili ai comuni cittadini ma che scagionano frettolosamente   il Comune  di Bari quale soggetto istituzionale coinvolto in quanto configura la Cassa quale soggetto giuridico di diritto privato regolato dal il Codice Civile”.

 Tutto nasce nel 1924, quando il Comune di Bari costituisce la Cassa di Assistenza per dare sostegno alle maestranze, dipendenti comunali, in difficoltà. Nel 1933 prima e in seguito nel 1957,  il Consiglio Comunale  di Bari trasformò  e riformò  la Cassa introducendo tra le finalità anche una forma di previdenza integrativa e decise che per beneficiare anche di tale ultima opportunità i dipendenti  avrebbero dovuto versare una quota della propria retribuzione. Anche il Comune avrebbe dovuto  contribuire e  rendere sostenibili, economicamente, le finalità sociali dell’organismo di protezione sociale appositamente costituito.  Nel 1968 una legge dello Stato, (L. 152/1968) ,   introdusse il divieto di “corrispondere trattamenti supplementari di fine servizio e pensionistici in favore dei propri dipendenti in aggiunta al trattamento dovuto dagli enti previdenziali cui il personale medesimo è iscritto per legge ”.   Molti enti pubblici, tra i quali la Provincia di Bari ,ma non il Comune di Bari, in ossequio al divieto,  liquidarono le Casse di previdenza.

Tutto sommato, grazie al contributo annuo che il Comune versava in favore della Cassa che controllava e gestiva direttamente,  alle quote a carico dei lavoratori  e al basso rapporto cessazioni/assunzioni  il sistema reggeva.

I blocchi delle assunzioni  nella Pubblica Amministrazione, imposti dai vari governi succedutisi dal 2008 in poi,  fecero emergere la difficoltà a tenere in  equilibrio il bilancio sociale come per altro più volte evidenziato, nelle loro relazioni, anche dai revisori contabili.  “Se a tutto ciò – continua Capodiferro – si aggiunge che dal 2014 il Comune, Ente fondatore, sospese  unilateralmente, in via precauzionale, il proprio contributo ma non si curò di sospendere le trattenute a carico dei dipendenti iscritti per i quali  continuò a trattenere sulla loro busta paga un  contributo pari al 3% della retribuzione,  il grave disequilibrio finanziario che ne scaturì  non consentiva più di sostenere e garantire alcuna finalità sociale arrivando al paradosso di impedire la cessazione della trattenuta mensile effettuata sulle retribuzione  pur sapendo che difficilmente i lavoratori avrebbero  mai potuto recuperare!  Morale: libri in tribunale e circa quindici milioni di euro (soldi di tante lavoratrici e lavoratori) in fumo”.

“Le abbiamo provate tutte le strade – conclude Capodiferro –  per una equa soluzione ma di fronte al menefreghismo istituzionale non ci resta che una sola strada da percorrere: quella giudiziaria che nel 2016 ha dato risultati ,parziali ma confortanti ,per quanti ebbero fiducia nella nostra iniziativa. Purtroppo oggi si salvano le banche con i soldi pubblici ma non si è disponibili a fare altrettanto nei confronti di tanti lavoratori che si sono fidati di un Ente pubblico qual è il Comune di Bari .  Nessuna dichiarazione del Presidente Emiliano  impegnato nel  tutelare i danneggiati della Popolare di Bari, non è da meno il suo successore al Comune di Bari che ha appellato perfino una sentenza che dava ragione a quanti rivendicavano il diritto a recedere dalla Cassa, poco ha potuto fare il Prefetto di Bari di fronte al fallimento dei  suoi tentativi di mediazione  tra le parti culminati con la presa d’atto della indisponibilità del Comune. Fondamentale, in senso negativo, il parere della Corte dei Conti Puglia che ritiene illegittimo il contributo del Comune ma non ritiene di dover ricercare le responsabilità. Tanto il danno riguarda i lavoratori”.

Ora si proseguirà sulla strada giudiziaria. “Riteniamo – conclude – che il Comune di Bari sia  responsabile del danno patrimoniale arrecato a quanti hanno versato i loro risparmi e  il ricorso promosso per tutelare i lavoratori iscritti verte proprio per ricercare responsabilità, omissioni da parte dell’Ente a cui uno strano Statuto  conferisce pieni poteri di gestione e controllo”.


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