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Bari, la città dove le case costano sempre di più ma nessuno le compra

Il capoluogo pugliese registra nel 2025 il peggior dato sulle compravendite tra le grandi città italiane

Pubblicato da: Nicola Lucarelli | Lun, 8 Giugno 2026 - 16:21
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Il mattone pugliese regge, ma con fatica. È questa, in sintesi, la fotografia scattata da ANCE Puglia nel corso dell’evento “Scenari regionali dell’edilizia: Puglia 2026”, con la presentazione dei dati elaborati dalla Direzione Affari Economici e Centro Studi di ANCE.
Il quadro regionale è quello di un settore che tiene la barra dritta, ma con segnali di rallentamento sempre più evidenti dopo gli anni d’oro del Superbonus e del boom dei cantieri pubblici. Nel 2025, a livello nazionale, i livelli produttivi del settore costruzioni sono diminuiti dell’1,1%, con il comparto residenziale particolarmente in difficoltà: gli investimenti in abitazioni sono crollati del 15,6% in termini reali, trascinati dal collasso della riqualificazione (-18%) e dalle difficoltà della nuova edilizia (-5%). In Puglia l’impatto è stato più contenuto: la stima Prometeia fissa il calo degli investimenti in costruzioni allo 0,4%, ma le nubi all’orizzonte non mancano, alimentate dalle tensioni geopolitiche e dai conseguenti rincari lungo tutta la filiera.

Il settore non è un comparto qualunque. Incide per il 14,4% sul Pil regionale e garantisce il 7,7% dell’occupazione complessiva in Puglia. A tenere a galla i numeri sono soprattutto le opere pubbliche, trainate dal PNRR: i dati CNCE_Edilconnect censiscono 768 cantieri finanziati in tutto o in parte con risorse europee, per un valore complessivo di quasi 7,4 miliardi di euro. A marzo 2026, il 68,7% di questi cantieri risulta in fase avanzata o già conclusa.

Sul fronte delle gare d’appalto, il 2025 ha segnato una frenata: gli importi banditi in Puglia sono scesi del 37,4%, attestandosi a 1,79 miliardi di euro rispetto ai 2,84 miliardi dell’anno precedente. Un dato parzialmente compensato dall’avvio del 2026: nel primo trimestre gli investimenti pubblici locali sono cresciuti del 19,5% rispetto allo stesso periodo del 2025, spinti dall’accelerazione della spesa PNRR e dagli investimenti in infrastrutture stradali, impianti sportivi ed edilizia pubblica. Sul mercato del lavoro, i dati delle Casse Edili segnalano un calo tendenziale dello 0,7% nelle ore lavorate nel 2025, segnale di un ridimensionamento graduale ma ormai strutturale rispetto ai tassi di crescita degli anni precedenti.

È quando si scende al livello del capoluogo che i dati diventano più preoccupanti. Mentre in Puglia le compravendite residenziali nel 2025 hanno chiuso a oltre 43mila unità, con una flessione tutto sommato contenuta dello 0,9% rispetto al 2024, il calo nei comuni capoluogo è stato ben più marcato: -7,6%. E Bari pesa in modo determinante su quel numero. Secondo l’elaborazione dell’Ufficio Studi di Tecnocasa su dati dell’Agenzia delle Entrate, Bari registra nel 2025 la flessione più significativa tra i grandi centri urbani italiani: le compravendite residenziali scendono da 5.463 a 4.243, con un calo del 22,3%. Un dato che stacca nettamente il capoluogo pugliese dal resto della regione, dove i comuni minori segnano invece un aumento dell’1,4%.

Le ragioni di questo scivolone vanno cercate in una combinazione di fattori locali: la fine degli incentivi fiscali legati al Superbonus, che aveva gonfiato artificialmente le transazioni negli anni precedenti, ma anche le difficoltà di accesso al credito e una domanda sempre più selettiva. Il paradosso barese è tutto qui: meno compravendite, ma prezzi in crescita. Nel primo trimestre del 2026, Bari si conferma l’area più costosa della Puglia sia per acquistare che per affittare casa. Per comprare un immobile nel capoluogo servono in media 2.255 euro al metro quadro — unico territorio regionale a superare la soglia dei duemila euro — con una crescita del 2,6% rispetto allo stesso periodo del 2025. Per affittare, il canone medio si attesta a 13 euro al metro quadro, in aumento del 7,2% su base annua.

Nel mercato delle vendite, Bari mostra anche un’anomalia rispetto al trend regionale: la domanda di acquisto è in crescita del 2,9% anno su anno, mentre lo stock di case disponibili diminuisce del 2,8%, rendendo il mercato del capoluogo particolarmente competitivo. Meno offerta, prezzi più alti, ma meno rogiti conclusi: un cortocircuito che fotografa una città in trasformazione, con una pressione abitativa crescente alimentata anche dall’attrattività turistica.
Le differenze interne al comune sono significative: a maggio 2026 il prezzo più elevato si registra nel Borgo Antico, nel Murat e a Madonnella, con quasi 2.900 euro al metro quadro, mentre le quotazioni più basse si trovano a San Paolo e Stanic, intorno ai 1.662 euro al metro quadro.

Nel corso del convegno, i timori su una contrazione dell’occupazione sono stati evidenti. Si guarda ora con fiducia al Piano Casa e al decreto Salva Casa per il rilancio di un settore comprensibilmente in affanno. Il presidente di ANCE Puglia, Gerardo Biancofiore, ha accolto con favore il decreto approvato dal Governo, definendolo «una grande opportunità per rigenerare l’importante patrimonio edilizio residenziale pubblico e per realizzare nuovi alloggi, sia popolari che di edilizia sociale in un’ottica moderna, sostenibile e orientata alla qualità urbana».
Per Bari, che ha pagato il prezzo più alto in termini di crollo delle transazioni, il Piano Casa potrebbe rappresentare l’innesco di una nuova fase. Ma tutto dipenderà dalla velocità con cui i decreti attuativi prenderanno forma — e da quanto velocemente i cantieri riusciranno ad aprire.

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