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Bari, premio a don Angelo Cassano e Silvia Curione. Il sindaco: “Coscienza antimafia cresce grazie a testimonianze”

Il primo cittadino ha commentato la menzione nell'ambito del Premio Ambrosoli invitandoli a Palazzo di Città assieme a Renato, il ragazzo che ha scritto la tesina dedicata alla lotta alla mafia

Pubblicato da: redazione | Gio, 18 Giugno 2026 - 14:58
Vito Leccese
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Don Angelo Cassano, referente regionale di Libera, e la magistrata Silvia Curione hanno ricevuto una menzione speciale nell’ambito della XII edizione del Premio Giorgio Ambrosoli, il riconoscimento nazionale dedicato a chi si distingue nella promozione della legalità, della giustizia e del contrasto alle mafie. Sul tema è intervenuto il sindaco di Bari Vito Leccese che ha espresso apprezzamento per il riconoscimento, sottolineando il valore dell’impegno dei due baresi nella diffusione della cultura della legalità.

“Don Angelo Cassano e Silvia Curione rappresentano due esempi straordinari di servizio alla comunità, svolto ogni giorno con discrezione, coraggio e competenza. Il riconoscimento ricevuto da due personalità di Bari conferma il valore di un impegno che non si misura soltanto nei risultati raggiunti, ma soprattutto nella capacità di trasmettere alle nuove generazioni il senso profondo della legalità e della responsabilità civile. Alcune persone passano una vita intera a fare il proprio dovere senza diventare famose. Anzi, spesso accade il contrario: più il loro lavoro è importante, meno se ne parla. Per questo mi colpisce l’espressione scelta dal Premio Giorgio Ambrosoli: “esempi invisibili”. Invisibili non perché nascosti. Invisibili perché in un tempo che premia il rumore, loro continuano a scegliere il lavoro silenzioso e la fatica quotidiana. Proprio in questi giorni ho avuto modo di conoscere la storia di Renato, il ragazzo barese che ha scelto di dedicare la propria tesina di terza media alla lotta alle mafie. Una scelta che ci dice quanto sia importante continuare a seminare esempi positivi nei territori, nelle scuole e nelle comunità. Se oggi un quattordicenne decide di approfondire questi temi e di portarli al centro del proprio percorso di crescita significa che il lavoro di tante donne e tanti uomini impegnati sul fronte della legalità sta lasciando un segno concreto. La cultura antimafia non nasce per decreto: cresce attraverso testimonianze credibili, comportamenti coerenti e presenze quotidiane capaci di indicare una strada diversa. È così che, passo dopo passo, si costruisce una società più libera e più giusta. Sarebbe bello che questi esempi potessero incontrarsi e dialogare tra loro. Per questa ragione inviterò Renato e la sua famiglia a Palazzo della Città, magari proprio alla presenza di don Angelo Cassano e Silvia Curione, per condividere un momento simbolico che unisca il valore dell’impegno civile all’entusiasmo delle nuove generazioni. Perché il modo migliore per contrastare le mafie è continuare a costruire comunità fondate sull’esempio, sulla conoscenza e sulla partecipazione”.

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