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Bari, abbattuto un drone diretto al carcere: il carico recuperato dalla polizia penitenziaria

Utilizzati i fucili anti-drone

Pubblicato da: redazione | Sab, 20 Giugno 2026 - 16:38
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Un drone abbattuto nella notte, un pacco recuperato a terra: dentro, quasi 700 grammi di droga, 5 sim, un telefono, cavetti di ricarica e auricolari. È l’ultimo episodio di una serie che si ripete ormai con frequenza nelle carceri pugliesi, questa volta nel penitenziario del capoluogo.
Da quando gli Istituti penitenziari hanno ricevuto in dotazione i fucili anti-drone, la polizia penitenziaria sta dimostrando che la battaglia contro chi tenta con ogni mezzo di far entrare materiale proibito si può combattere, e si può vincere, grazie alla professionalità e alla dedizione di tutti. Ormai sono decine i droni intercettati, con conseguente sequestro di materiale proibito tra droga e telefonini.
I fucili anti-drone sono dispositivi a forma di fucile progettati per neutralizzare i droni senza danneggiarli o distruggerli fisicamente. Quelli a disturbo elettronico, i cosiddetti jamming, utilizzati dalla polizia penitenziaria sono i più diffusi e sfruttano potenti onde elettromagnetiche per interrompere il collegamento tra il drone e il suo pilota, oltre al segnale GPS. Il drone, perso il controllo, può così essere costretto a un atterraggio forzato oppure, a seconda del modello, attiva la procedura di sicurezza e scappa via.
Il SAPPE, sindacato autonomo polizia penitenziaria, oltre a ringraziare i vertici e i poliziotti in servizio presso il carcere, sottolinea come i ritrovamenti continui degli ultimi giorni siano “una risposta chiara e forte verso chi criticava il fatto che il penitenziario di Bari fosse diventato una piazza di spaccio ove i delinquenti potevano tranquillamente gestire i loro affari”.
Il sindacato chiede però un passo in più da parte delle istituzioni: “Se invece le Istituzioni tutte, politiche, amministrative e giudiziarie cercassero di aiutare il lavoro della polizia penitenziaria facendo pressione sul ministero della giustizia e sul DAP affinché si venisse in aiuto del carcere di Bari, sicuramente tali traffici sarebbero ridotti al minimo se non cessati del tutto”. Lo sfollamento di almeno 100 detenuti e l’invio di non meno di 50 poliziotti sono le richieste avanzate.
Il SAPPE evidenzia anche le condizioni in cui lavorano i poliziotti, costretti a gestire una struttura datata, con un organico modulato per amministrare non più di 300 detenuti, mentre ad oggi ne sono ospitati quasi 450.
Sul fronte dei sequestri, il sindacato ricorda come negli anni passati i numeri fossero molto più bassi, quando venivano utilizzati i vecchi mezzi come pacchi, colloqui familiari o qualche poliziotto infedele. Con l’avvento dei droni, invece, la situazione è esplosa: solo nel 2024 sarebbero stati sequestrati più di 500 apparecchi telefonici, oltre a importanti quantitativi di droga, in tutti i penitenziari pugliesi, da Lecce a Foggia, da Bari a Taranto, da Trani a Brindisi, grazie al lavoro della polizia penitenziaria e del suo NIR, il nucleo investigativo regionale.
Il SAPPE non manca di far notare come la risposta sia arrivata con calma rispetto alla rapidità con cui la criminalità ha investito in tecnologia: solo di recente, a distanza di anni dall’esplosione del fenomeno, sono arrivati i fucili anti-drone. Da tempo il sindacato chiede inoltre che vengano installate con urgenza delle reti alle finestre delle stanze occupate dai detenuti e sopra gli spazi aperti del carcere, a partire dai passeggi, intervento che a Bari sarebbe già stato realizzato, per eliminare ogni possibilità per i droni di far giungere ai detenuti il materiale proibito.
Per il SAPPE, vincere questa battaglia farebbe bene anche alla maggioranza dei detenuti che vuole rispettare le leggi e intraprendere un cammino verso un reinserimento, ma che resta soggiogata e sopraffatta dai delinquenti violenti e prepotenti.

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