Chiunque sia cresciuto a Bari e dintorni custodisce una precisa memoria olfattiva delle vacanze o delle domeniche al mare: il profumo di una teglia di riso, patate e cozze, di una frittata di maccheroni o di un panino con la mortadella addentato sul bagnasciuga, con le dita ancora mezze insabbiate. Un rituale democratico, quasi sacro per le nostre famiglie. Eppure, con l’apertura della stagione balneare sul litorale barese, quel pezzo di storia della nostra cultura è diventato per molti un atto di contrabbando.
La scena si ripete identica da Torre a Mare a Santo Spirito, spingendosi fino ai lidi di Monopoli e Polignano: superi l’ingresso della struttura, borsa termica in spalla, e ti ritrovi davanti un cartello perentorio: “Vietato introdurre cibo dall’esterno”. Nei casi peggiori c’è persino personale del lido che ispeziona il contenuto degli effetti personali, quasi si trattasse del controllo di sicurezza di un volo intercontinentale.
”Facciamo subito chiarezza: quella scritta non ha alcun valore legale. È un bluff”, dichiara con fermezza Raffaella Lauciello, Delegata per il Comune di Bari di Consumerismo No Profit. “Nessun regolamento interno scritto da un privato può cancellare o scavalcare le leggi dello Stato. La spiaggia è un bene pubblico dato in concessione, non una proprietà privata assoluta. Impedire a una famiglia o a un cittadino di portare una borsa termica con dell’acqua e un panino è un abuso bello e buono, spesso finalizzato solo a costringere i clienti a consumare ai prezzi d’oro dei bar interni”.
IL GRANDE EQUIVOCO: LA SPIAGGIA NON È CASA LORO
Alla radice di questi abusi c’è un gigantesco malinteso giuridico. Lo stabilimento balneare sorge su un’area che appartiene al demanio pubblico. Quando il cittadino paga l’ingresso o il noleggio di un ombrellone e di due lettini, sta acquistando un servizio specifico — il comfort di una postazione — ma non rinuncia alle proprie libertà personali, né firma un contratto di esclusiva gastronomica con il bar della struttura.
DALLE BORSE PERQUISITE ALLA VIOLAZIONE DELLA PRIVACY
Le segnalazioni che arrivano alla delegazione di Bari descrivono situazioni inaccettabili: gestori che impongono il “sequestro preventivo” della borsa frigo all’ingresso o che inventano fantasiose regole igieniche legate alle normative HACCP per impedire il consumo di cibo non tracciato sulla spiaggia.
”È bene che i baresi lo sappiano: nessun bagnino, cassiere o titolare di un lido ha il diritto di chiedere di aprire lo zaino o la borsa termica per controllare cosa c’è dentro”, rimarca Raffaella Lauciello. “Quella è un’ispezione degli effetti personali, un’attività che la legge riserva esclusivamente alle Forze dell’Ordine. Chi vi obbliga a subirla commette una palese violazione della privacy e flirta pericolosamente con il reato di violenza privata”.
EDUCAZIONE E BUONSENSO: DOVE FINISCE IL TUO DIRITTO
Avere ragione non significa però fare anarchia. Il diritto di portarsi il pranzo da casa deve viaggiare di pari passo con l’educazione e il rispetto per l’ambiente e per gli altri bagnanti. Le uniche restrizioni che un gestore può legittimamente applicare — spesso supportate dalle ordinanze balneari comunali o della Capitaneria di Porto — riguardano esclusivamente la sicurezza e il decoro pubblico:
Cosa è SEMPRE un tuo diritto:
Portare acqua, bibite, frutta o pasti preparati autonomamente a casa.
Consumare il proprio cibo sotto l’ombrellone assegnato.
Rifiutarsi fermamente di far perquisire borse e zaini privati da personale non autorizzato.
Cosa può essere vietato:
Accampamenti: Allestire tavoli da campeggio o strutture extra ingombranti che ostacolano il passaggio o occupano spazi comuni.
Vetro: Introdurre bottiglie, bicchieri o contenitori fragili che creano gravi rischi di sicurezza sulla sabbia in caso di rottura.
Incuria: Abbandonare rifiuti e non rispettare le regole della raccolta differenziata dello stabilimento.
COSA FARE SE PROVANO A BLOCCARTI
Se su un lido del nostro litorale un gestore dovesse fare storie per il pranzo al sacco o per una bottiglia d’acqua, il consiglio di Consumerismo Bari è di mantenere la calma ma non cedere. Basta citare la legge: la spiaggia è pubblica e nessun regolamento privato può vietare di mangiare.
Se l’insistenza continua o se si viene minacciati di espulsione, la mossa corretta è una sola: prendere il telefono e chiamare la Polizia Locale o la Capitaneria di Porto. Le autorità hanno il dovere di intervenire, verificare l’abuso e verbalizzarlo. I gestori che applicano divieti illegittimi rischiano pesanti sanzioni pecuniarie e, nei casi di reiterata violazione dei termini concessori, i Comuni possono far scattare la misura più temuta: la revoca immediata della concessione demaniale per uso improprio del bene pubblico.
La qualità del turismo della Terra di Bari si misura sull’accoglienza e sulla bontà dei servizi offerti, non blindando i cancelli per forzare la spesa dei bagnanti. Consumerismo Bari continuerà a monitorare le coste per tutta la stagione: invitiamo i cittadini a segnalare alla nostra delegazione ogni cartello o comportamento scorretto.