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BARI – Chi sono? Dove e come vivono? Che lavori fanno? Come vengono accolti? Quanto è lontana Bari ancora dall’obiettivo integrazione? Sono solamente alcune delle domande che ci siamo posti e alle quali abbiamo provato a dare delle risposte raccontando le loro vite, le vite di oltre 11mila persone – genericamente e abitualmente chiamati “migranti” – che hanno scelto Bari per provare a rilanciare i loro destini. Lo abbiamo fatto parlando con loro, entrando nei loro negozi nel rione Murat, nei loro bar al quartiere Libertà, incontrandoli negli internet point o entrando nelle loro case, lì dove una casa c’è. Li abbiamo cercati nelle piazze, lo sapevate – ad esempio – che piazza Umberto il giovedì mattina si trasforma in una sorta di Piazza Affari dove poter ingaggiare badanti, quasi tutte georgiane o ucraine. Noi ci siamo stati e abbiamo scoperto che c’è un “mercato” legale, ma anche sommerso e illegale. E pio abbiamo analizzato i freddi numeri e le statistiche per capire la portata del fenomeno. Abbiamo dato parola a chi vive a stretto contatto, quotidianamente, con gli immigrati in cerca di una seconda vita, migliore della prima. Abbiamo ascoltato coloro che per ruolo istituzionale sono chiamati a dare delle risposte: l’assessore al Welfare Francesca Bottalico , ma anche le “guide” religiose, come Lorenzini, punti di riferimento per i migranti. Lo abbiamo fatto cercando di individuare le problematiche, in un momento storico difficile e particolare: l’allarme terrorismo, sempre più reale e vicino, come dimostra il recente arresto a Bari di un presunto jihadista, ha funzionato da detonatore, andando ad inasprire e minare una convivenza non sempre facile. La paura, si sa, amplifica, allontana, crea diffidenza e, purtroppo, anche episodi di intolleranza. Il timore generato dagli attacchi terroristici ha già avuto effetti tangibili sulla nostra vita quotidiana. Un esempio? Abbiamo chiesto alle agenzie di viaggio cosa è accaduto dopo gli attentati a Parigi e la risposta di pancia dei baresi è stata quella di rinunciare a partire, a conoscere nuovi Paesi e altre realtà diversa dalla nostra.


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