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BARI – Nuove perquisizioni e interrogatori nell’ambito dell’inchiesta sull’assunzione del boss del rione Carrassi, Francesco Diomede, all’Amiu. Gli investigatori della squadra mobile hanno sentito come persone informate dei fatti altri dirigenti e dipendenti dell’azienda municipalizzata e, nelle ultime ore, hanno acquisito altri documenti. Al momento non risultano nuovi indagati, ma l’indagine condotta dal pm della Dda, Roberto Rossi, potrebbe allargarsi e coinvolgere altre persone. La polizia ha anche convocato e ascoltato, sempre in veste di testimoni, alcuni dirigenti delle società privatr che, prima e dopo l’Amiu, hanno avuto Diomede come loro dipendente. L’obiettivo è capire se il boss fosse stato assunto fittiziamente o meno, cioè come una forma di estorsione, e come è stato possibile il suo passaggio all’Amiu per otto mesi nonostante non avesse i requisiti. Il presidente dell’Amiu, Gianfranco Grandaliano, è indagato con l’accusa di falso ed è stato già interrogato due volte. Dagli accertamenti della squadra mobile, risulta che Diomede, dopo essere stato scarcerato, per otto mesi è stato dipendente dell’Amiu, prima di essere assunto da una cooperativa privata alla quale la municipalizzata ha affidato nel luglio 2014 il servizio di pulizia e gestione dei bagni pubblici. La polizia sta svolgendo le verifiche per capire come e perché Diomede è stato assunto dall’Amiu e messo a lavorare nel cuore del rione che ha tartassato con le richieste estorsive. Il pregiudicato, infatti, aveva un piccolo ufficio a pochi passi dalla Chiesa Russa.


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