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\r\n\r\n”Il Movimento Cinque Stelle boccia il regolamento, nello stupore dei ben noti “alzatori di mano telecomandati” della maggioranza, convinti che ci saremmo arresi alla loro “fuffa” mediatica. Ancora una volta il Pd dimostra di non aver capito nulla del nostro modo di fare politica. Non ha capito che non ci accontentiamo dei “bignami” pubblicati dalla stampa compiacente e che noi le carte le leggiamo”: i grillini di Bari attaccano l’amministrazione comunale sulle regole di assegnazione dei contributi per cultura e spettacolo.\r\n\r\n

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“Al Comune – è scritto nella nota 5 Stelle – spetterebbe soltanto definire l’indirizzo politico (“totalmente assente” nel testo del regolamento proposto!), lasciando le linee guida di spesa ai Municipi nell’ambito della formazione del bilancio partecipato (attualmete inesistente). Nulla di tutto ciò. La maggioranza riserva per sé il borsellino con cui ungere le ruote di una macchina clientelare ben collaudata”.

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\r\n\r\n”Questo regolamento – attaccano ancora – nasce da un tavolo di contrattazione con sindacati e con il Teatro Pubblico Pugliese, un tavolo dal quale sono stati esclusi gli artisti e le piccole aziende culturali che non si riconoscono nelle sigle sindacali né tanto meno nel Teatro Pubblico Pugliese, vero monopolista del settore, entrambi interlocutori accomunati dal fatto di essere poco credibili nell’individuazione di soluzioni di un problema del quale sono essi stessi la causa: il mancato sviluppo economico delle aziende e degli operatori culturali a Bari”.\r\n\r\n

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\r\n\r\nLe stranezze\r\n\r\n”Chi può vantare – puntualizzano i 5Stelle – nel triennio un bilancio preventivo di “costi non inferiori a 300.000 euro”, “900 giornate lavorative” o “120 giornate recitative…” (Art.3, comma 9)? Meglio avrebbe fatto il regolamento a scrivere direttamente i nomi dei fortunati destinatari di quei fondi pubblici. Trattasi di condizioni che agevolano i soliti carrozzoni con apparati amministrativi sovradimensionati, buoni solo per “sistemare” parenti e amici, dove poi generalmente rimane assai poco per gli artisti, in tal modo costretti ad emigrare o a cambiare lavoro depauperando ancor di più il patrimonio culturale del nostro territorio”.\r\n\r\n

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\r\n\r\nLa bocciatura\r\n\r\n”In sostanza, un Regolamento lacunoso in tutto, ma inspiegabilmente preciso nel definire le spese di “comunicazione” che dovranno essere comprese tra il 10% e il 15%. Certo, questo potrebbe sembrare un tantino eccessivo in un territorio come il nostro, dove nemmeno la Fondazione Petruzzelli forse spende tanto, ma ricordatevi che anche giornali e televisioni locali devono campare. Anche i criteri di valutazione che favoriscono la capacità di far rete, piuttosto che la qualità della produzione artistica, non ci sono piaciute al pari di tanti altri aspetti “tecnici”, quali la composizione della commissione aggiudicatrice e le modalità di scelta dei commissari. Ma la cosa che non possiamo tacere è l’istituzione di un “osservatorio” privo di poteri di controllo e d’indirizzo, contentino “pro forma” al bisogno di partecipazione, forse un contentino con il quale pensavano di comprarsi il nostro elettorato”, concludono i grillini di Bari.\r\n\r\n

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