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Le sue interpretazioni riuscivano ad essere comiche, drammatiche e umane allo stesso tempo.  Figlio di Barivecchia, con l’attore e poeta Mario Mancini se ne va un pezzo del teatro popolare nobile barese. L’artista è morto oggi all’età di 85 anni, era nato in via Roberto il Guiscardo il primo gennaio del 1931 ed era l’ultimo di dieci figli. Già a sette anni Mancini calcò il palcoscenico nel personaggio del corifeo dell’opera lirica “Aida”: la sua storia era ormai segnata.\r\n\r\nDopo la seconda guerra mondiale, a 17 anni, s’iscrisse ad un corso di recitazione alla “Casa del Soldato” nella compagnia “Bottega delle Arti” diretto da Domenico dell’Era, ed è lì che conobbe anche Nietta Tempesta. Nel 1949 debuttò nello spettacolo “Il profumo di mia moglie” di Leo Lenz. Per vivere, però, il teatro non bastava e così vinse un concorso all’Ente Irrigazione come geometra. Ma l’amore per l’arte era troppo forte, così dopo appena due anni “scappò” di nuovo a Roma per coltivare la sua vera passione, il suo vero talento. Realizzò un paio di caroselli, fece la comparsa in un film, poi tornò a Bari dove fu protagonista in diverse opere teatrali: la rievocazione degli “Anni della Resistenza” di Tommaso Fiore, “Antigone” di  Anouilh, “Gli incendiari” di Max Frisch, “Il brigantaggio” di D’Attoma e Maurogiovanni, solo per citarne qualcuna.\r\n\r\nFu protagonista anche della serata d’inaugurazione del teatro “Il Purgatorio”. Fu interprete di un classico della baresità: “Iàrche vassce”, di Nicola Tabascio e Vito Maurogiovanni, con la regia di Michele Mirabella e la direzione artistica Eugenio D’Attoma. Dopo un ventennio di teatro classico e avanguardia, Mario Mancini, quindi “esplode” nella recitazione in dialetto barese puro. Il 6 gennaio 1976 debuttò anche come uno degli autori dello spettacolo “Iàrche Iàlde” di D’Attoma, Dell’Era, Mario Piergiovanni. Mancini ha avuto esperienze come attore cinematografico con Riccardo Pazzaglia, Tommaso Di Ciaula e Nico Cirasola. Nel 2006 una delle sue ultimissime interpretazioni nella commedia in dialetto barese doc “Stòrie e Patòrie”.\r\n\r\nIl cordoglio delle istituzioni e dei cittadini\r\n\r\n \r\n\r\nIl sindaco di Bari, Antonio Decaro: “Oggi ci ha lasciato Mario Mancini, uno degli attori più amati dal nostro pubblico. Tanti baresi sono cresciuti imparando a memoria alcuni dei testi dei suoi spettacoli, in cui l’arte dell’attore si fondeva con il talento naturale di uno dei migliori interpreti del nostro teatro vernacolare. Ci mancherà non solo l’attore ma anche l’uomo, un uomo semplice e affabile, gentile e disponibile, sinceramente curioso del mondo e degli altri. Per noi baresi le sue interpretazioni di “June mond’a la lune”, “Jarche Ialde” e “Jarche Vasce”, resteranno per sempre impresse nella memoria, ma tutto il teatro italiano perde oggi un grande interprete. Poco più di un anno fa ho avuto l’onore di consegnare personalmente a Mario Mancini un riconoscimento per i 40 anni di “Jarche Vasce”, che da solo rappresenta un patrimonio culturale inestimabile: è stato un momento emozionante e vero, che non dimenticherò. Ai suoi familiari, per mio tramite, giunga l’abbraccio dell’intera città”.\r\n\r\nMichele Emiliano, presidente della Regione Puglia: “Mario Mancini ci ha regalato emozioni, ricordi, risate, amicizia. Pochi come lui hanno dato voce e forma alla baresità più autentica, che ha trovato espressione alta nel suo talento e nella sua umanità”.\r\n\r\nMichele Fanelli, rappresentante circolo Acli Dalfino: “Bari vecchia piange la scomparsa di un suo illustre figlio, il grande ed indimenticabile Mario Mancini, attore e cabarettista ma per tutti un verace ed autentico barese, un barivecchiano di cui ne era fiero. Mario Mancini ha rappresentato nella sua profonda professionale cultura, la vera ed autentica baresità, proponendo meravigliosi testi teatrali come “Jiarche vasce” o “Jiarche alde”: un vero spaccato del vissuto quotidiano della Bari vecchia anni ’60. Queste opere teatrali, che stanno in auge da più di 40 anni, vengono ancora oggi rappresentate con successo, dopo migliaia di repliche, dando un enorme e vero contributo alla valorizzazione del dialetto e delle tradizioni popolari. Oggi Bari e la sua cultura è ferita nel suo cuore popolare, il cuore della gente semplice, un cuore che parla in dialetto barese. Peccato che le istituzioni della città hanno una cecità, nel capire e nel recepire questa grande elevazione della cultura popolare. L’assessore alle Culture del Comune di Bari doveva allestire la camera ardente nella sala consiliare del Comune, quale segno di riconoscenza ad un suo figlio, che ha promosso e tanto tanto amato questa benedetta città”.\r\n\r\n \r\n\r\n 


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