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“La morte di Vincenzo e Michele Bruscella è stato un duro colpo. E’ come se in quella tragedia avessi perso un fratello e un nipote”. Certe passioni, si sa, possono unire le persone fino a farle quasi diventare consanguinee. Quella per i fuochi pirotecnici aveva unito sin da giovani i due fratelli Michele e Antonio Bruscella a Martino De Carlo, titolare della “Gioiese fireworks”, un’azienda di materiale pirotecnico a Gioia del colle. “Da adolescenti – ricorda De Carlo – con Michele ci incontravamo a Modugno, lo raggiungevo da Gioia del colle, la città in cui sono nato. Era più che un amico, praticamente ci sono cresciuto insieme”. E oggi, a un anno dall’esplosione della “Bruscella fireworks”, fa ancora male sapere di non poter più incontrare alle feste di paese Vincenzo e Michele, due dei tre titolari dell’azienda di Modugno, che hanno perso la vita nel terribile incidente del 24 luglio 2015.

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“In quell’azienda ci ho pure lavorato – ricorda De Carlo – negli anni ’70, prima di mettermi in proprio. Conoscevo benissimo sia i proprietari che i dipendenti, all’epoca la gestiva Bartolomeo Bruscella, il padre di Vincenzo e Antonio. Nella provincia di Bari c’erano solo quattro aziende di fuochi d’artificio, tutti quelli che lavoravano in questo settore si conoscevano, eravamo come una grande famiglia”. E come per la scomparsa di un familiare, anche De Carlo ancora non riesce ad arrendersi all’idea di aver perso per sempre il coetaneo Vincenzo e il nipote di quest’ultimo, Michele, “che praticamente ho visto crescere” ricorda.

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“Il giorno dell’esplosione – spiega – non mi capacitavo di quello che era successo, e infatti ho dovuto chiudere per quasi una settimana l’azienda. Non riuscivamo a lavorare serenamente, visto che conoscevo quasi tutte le vittime. Non ci stavamo più con la testa al pensiero di aver perso tante persone care”. “I titolari dell’azienda – ricorda De Carlo – erano persone a modo, rispettose e gentili, anche con i loro dipendenti. Quella fabbrica non era un lavoro, era per loro una seconda casa”.

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Ora quella seconda casa è chiusa da quasi un anno, l’unico sopravvissuto è Antonio Bruscella, indagato dalla Procura. “Questo non è un lavoro, è una passione – dice – quelli come noi se non producono fuochi d’artificio si sentono svuotati. Non penso sia giusto addossare le colpe su Antonio, già deve vivere con il peso di aver perso tante persone care in quel maledetto incidente”.

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Una tragedia, quella della fabbrica dei Bruscella, che per De Carlo è da imputare non ad un errore umano, ma alla scarsa qualità di alcuni materiali utilizzati per preparare i fuochi pirotecnici. “Io sono sicuro – spiega – che a causare l’esplosione sia stata una miccia importata dalla Cina, che si accendeva troppo facilmente con lo sfregamento. Lo so perché le utilizzavo pure io, ma per fortuna sono riuscito a liberarmene prima che potesse provocare danni”.

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Viene però da chiedersi come riesce Martino De Carlo a svegliarsi ogni giorno e andare a lavorare, sapendo che anche la sua fabbrica può in un qualunque momento trasformarsi in un’enorme trappola di fuoco. “La risposta è sempre la stessa – assicura De Carlo – per passione. Sappiamo benissimo che la nostra vita è in pericolo ogni giorno. Ma se qualcuno ha paura di morire allora non può fare questo lavoro, siamo pur sempre persone che lavorano con fuoco ed esplosivi”.


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