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L’incubo per una bambina  è cominciato lo scorso 12 settembre. Primo giorno in una scuola di San Girolamo. Francesca (nome di fantasia) entra in classe. Ci sono 27 compagni da conoscere. Nel frastuono di tanti ragazzini: parolacce, insulti, spinte. Uno di loro spinge il banco contro Francesca e le grida: “Tu stat londan” (“tu stai lontana”). Francesca cade per terra. L’insegnante interviene. Ne arriva un altro dalla classe vicina. La bambina non si è fatta male ma è sola, circondata dalle risate degli altri. Il “bullo”  la guarda fissa negli occhi: “Statti zitta altrimenti ti rompo la testa”(tutto rigorosamente in dialetto). Da quel momento, Francesca diventerà il bersaglio. “Veniamo a casa tua e spariamo te e tua madre. Tua madre è una p…”. Ogni giorno esce da scuola piangendo. Ha mal di pancia. La notte ha gli incubi. Sua madre scrive al preside – Gerardo Marchitelli – che promette di intervenire.\r\n\r\nIl giorno dopo entra in classe. Chiede a Francesca se ci sono problemi. La bambina spaventata risponde di no. Da dietro le fanno eco le minacce del “bullo” che ora ha un complice. Francesca è sempre più spaventata. La mamma scrive al preside: “La bambina non le dirà in classe che non va bene. E’ stata minacciata. Le hanno detto che verranno a spararci. All’uscita l’hanno spinta. E’ rientrata a casa in lacrime”. La risposta del preside è: “Ok”.\r\n\r\nLa paura cresce. La mamma di Francesca parla con le altre mamme che prima la implorano di non denunciare l’accaduto. Poi si infuriano: “Togliti il nome dei nostri figli dalla bocca”. Il preside torna in classe, stavolta con una strategia un pò “bizzarra”. Chiama Francesca la fa sedere al centro dei due bulli e le consiglia: “Quando ti danno fastidio, difenditi e dagli una calata”. Le mostra come fare. La bambina ripete il gesto e all’uscita di scuola sono altre minacce. La mamma scrive al preside: “Domani vengo in presidenza a ritirare il nulla osta . All’uscita da scuola i due l’hanno minacciata e riempita di parolacce con me presente”. Francesca da oggi frequenta un’altra scuola nel quartiere Picone. “Anche se avevo speso già 350 euro per i libri e se mi tocca attraversare la città – spiega sua madre – non importa. Mi basta vedere mia figlia che per la prima volta va a scuola con il sorriso”.\r\n\r\nL’incubo è finito, almeno per Francesca. Ma non per tanti altri bambini che continueranno a subire le violenze verbali e fisiche di piccoli bulli fuori controllo. Proprio il preside della scuola – che quest’anno ha ricevuto iscrizioni per 125 bambini da dividere in 5 sezioni – è stato sempre in prima linea contro gli atti di bullismo. Aveva annunciato lo scorso anno che a partire dall’anno in corso avrebbe offerto ai genitori la possibilità di collegarsi da smartphone, con l’aula del proprio figlio per 30 secondi al giorno dalle 8 alle 14. Per Marchitelli la sua è “una scuola che non ha nulla da nascondere”.\r\n\r\nIl progetto non è mai stato realizzato. E oltretutto non sarebbe stato sufficiente per evitare quanto accaduto e quanto continuerà ad accadere se non si interverrà con tutti i mezzi sociali ed istituzionali disponibili.


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