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Tra le manifestazioni d’eccellenza della nostra regione, non possiamo non citare il Festival della Valle d’Itria che da ben 43 anni propone uno dei cartelloni d’opera lirica più ricercati d’Italia. La prerogativa della manifestazione, infatti, è l’accurata scelta di opere poco rappresentate, spesso note solo nella cerchia degli esperti, che sono – però – proposte al grande pubblico che da tutta Europa (complice anche la bellezza del territorio) arriva in Puglia. A onor del vero, il Festival è iniziato già da un mese ed è giunto nel cuore della sua programmazione. Lo spettacolo di stasera è la terza replica de “Le donne vendicate” di Niccolò Piccinni, un intermezzo musicale basato sul’omonimo dramma giocoso di Carlo Goldoni. Destinato alla messa in musica di Gioacchino Cocchi, “Le donne vendicate” andò per la prima volta in scena in questa versione durante il Carnevale di Venezia del 1751, nel Teatro San Cassiano. Nel successivo passaggio dal libretto originale all’opera di Piccinni, il testo ha subito alcune importante modifiche, facendo a meno di ben quattro personaggi su otto previsti da Goldoni. La prima di Niccolò Piccinni fu presentata sempre durante un periodo di Carnevale, ma del 1763, e riscontrò un grande successo di pubblico e critica, che permise al suo autore di esportarla nel resto d’Europa. In particolar modo in Austria, Germania, Francia e Polonia sono presenti tutt’oggi diverse copie della sua partitura. Ne “Le donne vendicate”, Goldoni scrive la sua risposta a chi lo accusava di misoginia. Abbiamo a che fare con un intermezzo brillante e leggero, basato – come spesso accade nell’opera del drammaturgo veneziano – sulle scaramucce dell’alta borghesia settecentesca e sull’eterna battaglia dei sessi.

Vissuto sulla soglia del XIX secolo, il pugliese Niccolò Piccinni è uno degli allievi più brillanti della scuola napoletana del Settecento. Finita la sua formazione partenopea, il compositore ha partecipato ai momenti più stimolanti della vita musicale europea, frequentando Mozart e entrando in competizione con Gluck. Viaggia tra la Francia e l’Italia per tutta la vita e muore a Passy, un sobborgo di Parigi, nel 1800.


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