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“Serve il cambiamento per rimediare ai disastri degli ultimi cinque anni”. Quindici anni dopo, il centrodestra torna a ricompattarsi sul nome di Raffaele Fitto e prova a “riconquistare” una regione che nelle ultime tre legislature è stata guidata da coalizioni di centrosinistra.

Ministro nel governo Berlusconi, ora co-presidente del gruppo dei Conservatori e riformisti (Ecr) nel parlamento europeo. Perché questo “ritorno” in Puglia? “Quando ho accettato di dare la mia disponibilità, l’ho fatto sulla base di una valutazione d’ampio respiro, non di calcoli personali. L’ho fatto per amore della mia terra e dopo anni di divisioni oggi siamo uniti. Sento il grande peso della rinnovata sfida per il centrodestra, che gioca la partita con convinzione e ottime chance”.

La sensazione è quella di una sfida all’ultimo voto, un po’ come fu con Nichi Vendola 15 anni fa. “Abbiamo raccontato ai pugliesi i disastri degli ultimi cinque anni di Emiliano, penso all’agricoltura, alla sanità, all’uso dei fondi europei, alle infrastrutture, al ciclo dei rifiuti. Ma abbiamo, soprattutto, offerto idee, progetti e soluzioni per il futuro. La Calabria è la prima regione per la spesa del Psr (le risorse europee per l’agricoltura, ndr), la Puglia è ultima. Come mai in Puglia non è stato realizzato nemmeno un impianto per chiudere il ciclo dei rifiuti e abbiamo la tassa tra le più alte d’Italia, peraltro lasciando i sindaci a una quotidianità di guai? Senza trascurare la sanità, tra liste d’attesa, mobilità passiva e false promesse sugli ospedali. Oppure l’incapacità di spendere i fondi europei. La cifra di tutto questo è nella disorganizzazione e nel caos che vige in Regione: del resto, da quando esistono le Regioni non si è mai visto un presidente con due deleghe come Agricoltura e Sanità. Due assessorati fondamentali. La Puglia ha bisogno di programmazione, visione, progetti di crescita e sviluppo, di un posto in Italia e in Europa. Per questo abbiamo progettato anche una sorta di “ambasciata” pugliese a Bruxellese”.

L’agricoltura è stato il tema da lei più affrontato in campagna elettorale, da dove ripartirebbe? “Su Psr e xylella ho sempre riportato non opinioni, ma dati oggettivi. Andrebbe rivoltata come un calzino la macchina amministrativa, oggi priva di una struttura. Sulle Xylella non sono stato io a mettere alla porta gli scienziati e abbracciare gli stregoni. Risultato? Il batterio è avanzato di 120 chilometri, arrivando dal Salento alle porte di Monopoli”.

Spesso, la sanità è tema decisivo, ne sa qualcosa anche lei. Anche durante questa anomala campagna elettorale estiva è stata protagonista: di qualche giorno fa l’annuncio del ministro Speranza che la Puglia è fuori dal piano operativo. Che ne pensa? “Che va fatta chiarezza. La Puglia ad oggi non è uscita dal piano di rientro e, fino al 2005, la Puglia non ha mai avuto contestazioni dai tavoli ministeriali. Poi, nel 2006, la Giunta Vendola non ha rispettato il Patto di Stabilità. Negli anni successivi si sono susseguiti contestazioni. Nel 2010 è entrata nel Piano di rientro, situazione che dura da 10 anni. Questi i fatti. Quindi tutti gli sproloqui di Emiliano sul passato sono, ahimè, rivolti al suo predecessore Vendola. Per quanto riguarda il nostro programma, dobbiamo ripartire dal rafforzamento della medicina territoriale e dalla centralità dei medici di famiglia, sentinelle in grado di fare da efficace filtro”.

Veniamo al ciclo dei rifiuti, la Puglia non ha ancora un Piano approvato in Giunta ma sta realizzando alcuni impianti, di compostaggio e riciclaggio. Lei come interverrebbe? “Parto da una constatazione: in questi anni non ne è stato realizzato un solo impianto, abbiamo solo discariche piene, rifiuti fuori regione, tassazione alle stelle e abbiamo visto nascere un’Agenzia che è stata perlopiù luogo di gestione del consenso”.

Si ripete spesso: servono infrastrutture per rilanciare il Sud e ridurre il gap con il Nord. Ma allo stato dei fatti, le grandi opere nel Mezzogiorno faticano ad essere realizzate. In Puglia cosa serve? “Se qualcuno è in grado di citarmi solo un’infrastruttura realizzata negli ultimi 15 anni, ne prendo atto con piacere. Siamo fermi agli aeroporti di Bari e Brindisi nati tra il 2000 e il 2005, quando ero io governatore. E la Puglia ha miliardi di euro per infrastrutture non spesi: dei 2,7 miliardi del Fsc assegnati nel 2015, sono stati spesi circa 50 milioni. Le soluzioni per cambiare passo ci sono”.

 


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