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Volontari pugliesi detenuti in Libia, l’appello dei genitori di Domenico Centrone: “Riportate a casa Nico”

"Voleva solo fare un atto di generosità, la sua unica colpa è questa".

Pubblicato da: redazione | Dom, 7 Giugno 2026 - 11:21
genitori

E’ un appello commosso e carico di angoscia quello dei genitori di Domenico Centrone, detto Nico, il 36enne attivista di Molfetta e docente a contratto nel Dipartimento di Ricerca e Innovazione Umanistica, detenuto ormai da quasi due settimane in Libia. L’uomo si trova recluso a Bengasi insieme agli altri componenti della missione umanitaria “Global Sumud” diretta a Gaza, tra cui figura anche Dina Alberizia, volontaria di origini foggiane. La famiglia del docente barese non riesce a darsi pace per una detenzione che ritiene del tutto priva di fondamento.

“Siamo sconvolti dal fatto che nostro figlio è partito per una semplice missione: voleva fare un atto di generosità, come lui è abituato a fare, verso delle persone sofferenti”, dichiara il padre del 36enne, visibilmente provato dalla situazione. Per i familiari, l’attivismo e l’altruismo sono diventati paradossalmente una condanna: “Questa è la sua unica colpa. Mio figlio si è ritrovato rinchiuso ingiustamente: faccio appello al Governo italiano per riportare a casa nostro figlio e tutti gli altri volontari”.La diplomazia italiana è chiamata a un intervento urgente, anche perché le notizie che giungono dal centro di detenzione libico sono drammatiche. Il 5 giugno, i portavoce della Global Sumud Flotilla hanno lanciato un pesante allarme: 10 degli 11 volontari trattenuti a Bengasi hanno portato avanti uno sciopero della fame per quattro giorni consecutivi per protestare contro il fermo. Una scelta estrema che sta avendo pesanti ripercussioni fisiche sul gruppo, tanto che le loro condizioni di salute, secondo la Ong, “stanno peggiorando rapidamente”. Mentre le ore passano nell’incertezza, la comunità di Molfetta e il mondo accademico pugliese si stringono attorno alla famiglia Centrone, in attesa di un segnale forte da parte della Farnesina che possa sbloccare il canale diplomatico e garantire l’incolumità e il rientro immediato di tutti i cooperanti.

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