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Scienza, una “memoria biologica” guida il destino delle cellule staminali

La scoperta di uno studio italiano

Pubblicato da: redazione | Ven, 12 Giugno 2026 - 12:39
foto Freepik

Una memoria biologica trasmessa di generazione in generazione sarebbe in grado di guidare il destino delle cellule staminali, influenzandone crescita e sviluppo. È quanto emerge da uno studio coordinato dalla Sapienza Università di Roma e realizzato in collaborazione con l’Istituto dei Sistemi Complessi del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr-Isc), pubblicato sulla rivista scientifica Prx Life. La ricerca, guidata da Alessandro Allegrezza, offre nuove prospettive per comprendere i meccanismi che regolano l’invecchiamento, la rigenerazione dei tessuti e lo sviluppo di alcune forme tumorali. Secondo quanto emerso dallo studio, quando una cellula staminale si divide genera una discendenza che si sviluppa come un vero e proprio albero genealogico: alcuni rami continuano a proliferare rapidamente, mentre altri interrompono la crescita dopo poche generazioni. Fino a oggi non era chiaro se questo processo fosse casuale o determinato da meccanismi biologici specifici.

I ricercatori hanno invece dimostrato che il destino proliferativo delle cellule è strettamente legato alla loro storia familiare. “Abbiamo scoperto che in certi punti dell’albero genealogico si attiva una modificazione epigenetica, cioè un cambiamento che influenza il comportamento cellulare senza alterare il Dna, che agisce come un conto alla rovescia biologico per tutti i futuri discendenti”, spiega Andrea Cavagna del Cnr-Isc, tra gli autori dello studio. Questo meccanismo, descritto come una sorta di “interruttore biologico”, non interrompe immediatamente la crescita delle cellule ma produce un effetto ritardato. Le cellule continuano infatti a dividersi per alcune generazioni prima che la loro capacità proliferativa si esaurisca progressivamente. “La crescita delle cellule staminali segue regole molto più strutturate di quanto si pensasse, guidate da una memoria ancestrale e non dal caso”, aggiunge Cavagna. La scoperta potrebbe avere importanti applicazioni nel campo della medicina rigenerativa e nella ricerca sull’invecchiamento dei tessuti, oltre a fornire nuovi strumenti per comprendere i processi che sono alla base dello sviluppo di alcune tipologie di tumore.

Foto Magnific

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