Il grido di protesta del popolo albanese attraversa il mare e trova cassa di risonanza sulla costa barese. Il prossimo 16 giugno, dalle ore 19:00 alle ore 24:00, piazza del Ferrarese ospiterà la manifestazione “Uniti per l’Albania”. L’iniziativa nasce per accendere i riflettori sulla più grande rivolta sistemica registrata nel Paese balcanico negli ultimi 35 anni, nata come battaglia ecologica e trasformata in un duro scontro sociale contro le autorità centrali. Il cuore della mobilitazione, battezzata “La rivoluzione dei Fenicotteri”, è la difesa dell’area protetta della Laguna di Narta e Svernec, una riserva naturale adriatica fondamentale per la biodiversità e le rotte migratorie, dove l’animale-simbolo rischia di sparire a causa di colossali investimenti privati. A far esplodere la rabbia dei cittadini sono state le recenti modifiche legislative del Parlamento di Tirana, che hanno declassato i vincoli ambientali spianando la strada alla cementificazione dei santuari ecologici.
Le recinzioni delle aree pubbliche, la scarsa trasparenza nelle concessioni e i dubbi sui permessi edilizi hanno innescato scontri violenti tra i manifestanti, la Polizia di Stato e le agenzie di sicurezza private. La tensione è altissima anche nel nord del Paese, in particolare nella zona balneare incontaminata di Rrjoll (Velipojë), dove le comunità locali denunciano espropri forzati compiuti dalle autorità con la scusa della pubblica utilità per cedere i terreni agricoli e le spiagge ai grandi costruttori privati. Uno scempio edilizio che mostra già i suoi devastanti effetti nella riviera di Durazzo, tra Golem e lo Shkëmb i Kavajës: qui una muraglia di alberghi a ridosso del bagnasciuga ha cancellato le spiagge libere, innescato una grave erosione costiera e provocato continue carenze idriche ed elettriche durante i mesi caldi.
La piazza barese darà voce a un malessere che va oltre l’ambiente e tocca la sopravvivenza quotidiana della popolazione. I cittadini albanesi protestano contro la corruzione dilagante, gli stipendi e le pensioni insufficienti a coprire l’alto costo della vita, la privatizzazione dei servizi essenziali come sanità e istruzione, e la totale assenza di una visione futura per i giovani, costretti a una massiccia emigrazione.