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Bari, sei giovani laureati immaginano il futuro dei lungomari: il progetto conquista Venezia

La tesi di laurea di sei neolaureati del Politecnico, premiata dal Comune con una borsa di studio

Pubblicato da: redazione | Lun, 15 Giugno 2026 - 17:30
Dell’Olio, Camporeale, Conte, Biagiotti, Caravella, Corallo
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Sei giovani laureati in architettura del Politecnico di Bari hanno deciso di raccontare la storia della città attraverso i suoi lungomari, e il risultato è stato premiato dal Comune con una borsa di studio di 1.546,00 euro nell’ambito del bando dedicato alle tesi di laurea sulla città per l’anno accademico 2023-24.
La tesi, intitolata “La Modernità dei Lungomari Monumentali di Bari”, è stata sviluppata nel dipartimento di Architettura, Costruzione e Design (ArCoD) del Poliba, con la guida del relatore prof. Matteo Ieva e il contributo di altri ricercatori. A lavorarci sono stati Alessia Biagiotti di Taranto, Alessia Camporeale e Tiziana Caravella di Molfetta, Stella Conte di Giuggianello, Nicola Antonio Corallo di Bari e Michele Dell’Olio di Bisceglie.
Il lavoro, che si sviluppa in 263 pagine, è una ricognizione approfondita sulle dinamiche urbanistiche e architettoniche della città, condotta anche grazie a ricerche documentarie in buona parte inedite. Si parte dalla Bari medioevale racchiusa nelle mura del borgo marinaro, le cui vicissitudini emergono alla fine del 1700, per arrivare al primo decennio del 1800, quando re Gioacchino Murat se ne fece interprete ufficiale dando avvio alla storia moderna di un’espansione che continua ancora oggi.
Dopo aver ricostruito un secolo di trasformazioni, lo studio si concentra sull’architettura degli anni venti e trenta del Novecento, quella che si dispone lungo i due lungomari nati in quel periodo. Ancora oggi, a distanza di un secolo, i lungomari con il loro corredo di edifici pubblici, realizzati tra il 1920 e gli inizi degli anni Sessanta, rappresentano nel mondo l’immagine della città moderna. In questo percorso emerge in particolare la figura dell’architetto pugliese Saverio Dioguardi, autore e interprete della monumentalità della Bari moderna.
La parte introduttiva ricostruisce l’inquadramento storico-urbanistico della città attraverso i piani di ampliamento fino al 1934, restituendo le dinamiche e il dibattito che animarono la prima metà del Novecento. Un ruolo fondamentale, in questo percorso, lo ebbe il borgo extramoenia voluto da Gioacchino Murat nel 1813, che si sviluppò a partire dalle tracce e dalle promesse di espansione degli anni 1780-1790 risalenti al regno di Ferdinando IV. Quell’espansione nacque dall’esigenza di garantire condizioni igienico-sanitarie migliori, sicurezza contro gli incendi, aerazione e di rispondere al sovrappopolamento. La disposizione a scacchiera favorì uno sviluppo ordinato e migliori condizioni di vivibilità e sicurezza.
La pavimentazione della nuova Bari iniziò nel 1830 e negli anni successivi furono eretti diversi edifici pubblici, tra cui il Teatro Piccini nel 1840, la Chiesa di San Ferdinando nel 1844 e il Cimitero nel 1842, mentre nel 1864 arrivò la stazione ferroviaria, vero fulcro della modernità. Di pari passo crebbe anche la popolazione: 18mila abitanti nel 1790, 30mila nel 1861 con l’Unità d’Italia, 50mila nel 1871, quando Bari divenne una delle principali città del Meridione. A cavallo del 1900 una serie di piani urbanistici e regolatori animò il dibattito cittadino, gettando le basi per una nuova era e per una florida produzione architettonica.
Il 1926 viene individuato come l’anno della svolta. Il Governo dell’epoca delineò per Bari un nuovo progetto nell’ambito del potenziamento del Meridione e dell’incremento dei commerci, e in questo disegno strategico l’edilizia assunse un’importanza centrale dal punto di vista economico. Nello stesso anno fu nominato primo Podestà di Bari Araldo Di Crollalanza, figura che si rivelerà determinante: seguendo le nuove direttive provenienti da Roma, lavorò per rendere il capoluogo pugliese una cerniera tra Occidente e Oriente, una vera “Porta d’Oriente”. Per Di Crollalanza, il massiccio incremento dei lavori pubblici rappresentava la via maestra verso la modernizzazione, e nel 1930 venne nominato Ministro dei Lavori Pubblici, incarico che mantenne fino al 1935, consolidando così la sua ascesa nell’amministrazione pubblica.
Per dare un volto alla città votata al partito, Di Crollalanza si occupò della costruzione di opere di rappresentanza, tra cui i due lungomari di Bari, Nazario Sauro e Vittorio Veneto, già prefigurati dal 1918, lungo i quali si inserirono edifici pubblici con diverse funzioni. I lungomari diventarono il vero simbolo fondativo della città nuova, un autentico successo della Bari dal colore unico, colonna vertebrale e linea di osmosi con il mare, che da fonte di profitto si trasformò in simbolo. L’architettura assunse così un ruolo centrale anche nel veicolare messaggi di propaganda politica e d’immagine di rinnovamento nazionale. Nello stesso periodo venne realizzato anche il tratto di strada del lungomare “Imperatore Augusto”, pensato per unire le due parti del lungomare e cingere il borgo antico, mentre grande attenzione fu dedicata al progetto del nuovo porto.
Resta tuttavia l’antico problema dell’interconnessione tra la città antica e quella moderna. Un progetto mostrato a Mussolini nel 1926 proponeva addirittura la demolizione e ricostruzione di Bari Vecchia, con la previsione di una Grande Galleria dedicata al Duce e il mantenimento dei soli Cattedrale, Basilica e Castello. Quel progetto, però, non venne mai realizzato.
Fu in quegli anni che l’attivismo del ministro Di Crollalanza incontrò uno dei più importanti architetti pugliesi, Saverio Dioguardi, che raggiunse l’apice della sua notorietà nel 1934. Dioguardi fu capace, più di altri, di unire l’immaginazione del costruito con l’esperienza del “fare” tipica del cantiere, sapendo abbinare materiali e tecniche costruttive nel modo più opportuno, come l’uso del ferro e del cemento armato già a partire dagli anni dieci. La tesi dedica un’ampia parte alla descrizione del suo percorso professionale, rintracciando e menzionando l’elenco di tutti i progetti, realizzati e non, molti dei quali legati anche alla sua impresa familiare di costruzioni.
Attraverso le sue opere, Dioguardi tradusse in concreto i simboli e i principi di una nuova “Polis”, l’idea di una “Grande Bari” prefigurata da Di Crollalanza, affacciata su quel mare che fu “Golfo di Venezia”, arricchita culturalmente dalla neonata Regia Università Adriatica “Benito Mussolini” nel 1924 e commercialmente dalla Fiera del Levante nel 1930. A differenza dell’architettura di altre dittature, uguale, ripetitiva e monotona, quella del ventennio si distinse per la varietà stilistica, frutto della libertà di espressione individuale, senza però degenerare nell’anarchia.
In questo contesto si inserisce la figura cardine di Dioguardi, e la tesi analizza con particolare attenzione, anche grazie a ricerche svolte presso l’Archivio di Stato di Bari, due delle sue opere principali: la Caserma Comando della Quarta Zona Aerea Territoriale (IV Z.A.T.), oggi Comando Scuole A.M. III Regione Aerea, realizzata tra il 1932 e il 1935 sul lungomare Nazario Sauro, e la Caserma della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, progettata nel 1933 e realizzata tra il 1934 e il 1939, oggi conosciuta come Caserma della Brigata Meccanizzata “Pinerolo”, sul lungomare Vittorio Veneto.
La lettura dei caratteri monumentali di queste due caserme occupa una parte centrale del lavoro, per la quantità di indagine documentale condotta. Per la III Regione Aerea si aggiunge anche una parte didattica legata al rilievo, con una restituzione grafica dello stato di fatto attuale e un’analisi energetica, mentre per entrambi gli edifici viene descritta l’analisi dello stato di conservazione in vista di un possibile restauro. La lettura di questi documenti ed elaborati grafici permette di comprendere le varie fasi costruttive di tali manufatti e il loro significato.
Questi edifici, insieme ad altri realizzati con il chiaro intento di imporsi lungo la fascia costiera in un rapporto diretto con il mare, percepiti come un fronte unico, continuano ancora oggi a raccontare la loro teatralità. Una condizione che vale soprattutto per il lungomare Nazario Sauro, mentre per il lungomare Vittorio Veneto la funzione è virata negli anni sempre più verso un carattere industriale, con la costruzione di strutture e capannoni sul lato mare. La perdita dell’affaccio sul mare di questo lungomare ha portato a cercare una nuova lettura e modalità perché la città potesse tornare a riappropriarsi di un affaccio sul mare, e la tesi individua proprio in una porzione della colmata “Marisabella”, prospiciente la Caserma “Pinerolo”, il punto di partenza per una proposta sostenibile, frutto di ricerche storiche e dell’analisi delle condizioni di fatto e della mobilità.
L’utilizzo del verde come filtro per la riappropriazione e la valorizzazione della qualità urbana, il Museo del Mare, le sedi per gli uffici direzionali dell’Autorità Portuale e altre infrastrutture sono gli elementi su cui si basa la proposta, pensata per costituire un “anti-lungomare” monumentale. Il progetto immaginato dai sei neolaureati si propone infatti di creare una transizione rispettosa di quanto già esiste, valorizzando un’area oggi coperta di asfalto e destinata a parcheggio, e di offrire alla città una modalità diversa di rapportarsi con il mare.
La proposta è stata inoltre selezionata per l’esposizione alla 19. Mostra Internazionale di Architettura di Venezia, dove il lavoro dei sei giovani architetti pugliesi avrà quindi una vetrina internazionale.

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