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Canosa di Puglia, cinque ergastoli per quattro lupare bianche: la Corte d’appello di Bari non fa sconti

Confermate in secondo grado le condanne per gli omicidi legati al controllo del mercato della droga

Pubblicato da: redazione | Gio, 18 Giugno 2026 - 19:39
Tribunale-di-Bari-2

Cinque ergastoli confermati, nessuno sconto. La Corte d’assise d’appello di Bari ha respinto i ricorsi degli imputati e ha confermato le condanne al carcere a vita per quattro casi di lupara bianca avvenuti a Canosa di Puglia, nel nord Barese, nell’arco di poco più di un decennio: dal 2003 al 2015. Vittime di regolamenti di conti legati al controllo del mercato della droga, persone delle quali non è mai stato trovato il corpo.
La sentenza di primo grado era stata emessa dalla Corte d’assise di Trani il 26 gennaio 2024. Gli imputati, arrestati nel novembre del 2021, erano considerati autori e mandanti degli omicidi. Il secondo grado non ha cambiato nulla.
Le condanne nel dettaglio: Sabino Carbone, 45 anni, è stato condannato all’ergastolo con tre anni di isolamento diurno per gli omicidi di Sabino D’Ambra, scomparso il 14 gennaio 2010, di Giuseppe Vassalli, scomparso il 18 agosto 2015, e di Sabino Sasso e Alessandro Sorrenti, di cui si sono perse le tracce il primo dicembre 2003. Daniele Boccuto dovrà scontare il carcere a vita con isolamento diurno per 18 mesi per l’omicidio e la distruzione del cadavere di Vassalli, reati commessi con le aggravanti della premeditazione e del metodo mafioso. Ergastolo con isolamento diurno per un anno anche per Cosimo Damiano Campanella, 86 anni, per l’omicidio di D’Ambra. Il nipote omonimo, Cosimo Damiano Campanella di 44 anni, è stato condannato al carcere a vita con isolamento diurno per due anni e due mesi, ritenuto in concorso responsabile degli omicidi D’Ambra, Sasso e Sorrenti. Infine, ergastolo con isolamento diurno per 18 mesi per Cosimo Zagaria, 42 anni, per l’omicidio Vassalli. Per Pasquale Boccuto, invece, la condanna è di 10 anni e sei mesi per estorsione e detenzione e porto di arma da guerra, con le aggravanti dell’uso dell’arma, del metodo mafioso e della recidiva.
Secondo la ricostruzione accusatoria della Dda di Bari, Vassalli sarebbe stato ucciso e fatto sparire perché era «in rapida ascesa sul mercato canosino della droga e deciso a sottrarsi al predominio di Sabino Carbone». Sorrenti e Sasso, cognati tra loro, avrebbero fatto la stessa fine perché volevano una fetta del mercato dello spaccio a Canosa: i loro cadaveri sarebbero stati dati alle fiamme e le ceneri disperse con l’aiuto dell’86enne. D’Ambra, invece, sarebbe stato ammazzato perché ritenuto confidente della polizia.
Tutti gli imputati dovranno inoltre risarcire alle parti civili le spese legali.

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