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Università e carcere, in Puglia un accordo per rafforzare i Poli penitenziari

Obiettivo, facilitare l'accesso allo studio delle persone detenute.

Pubblicato da: redazione | Ven, 19 Giugno 2026 - 14:45
Protocollo PUP (4)
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È stato sottoscritto questa mattina, nel Salone degli Affreschi del Rettorato dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro, il nuovo Accordo Quadro per il potenziamento delle attività dei Poli universitari penitenziari in Puglia. Alla firma hanno preso parte l’assessora regionale alla Cultura e alla Conoscenza Silvia Miglietta, il provveditore regionale dell’Amministrazione Penitenziaria per Puglia e Basilicata Pierpaolo D’Andria, i rettori dei cinque Atenei pugliesi – Roberto Bellotti (Università di Bari), Umberto Fratino (Politecnico di Bari), Maria Antonietta Aiello (Università del Salento), Lorenzo Lomuzio (Università di Foggia) e Antonello Garzoni (LUM) – oltre al Garante regionale dei diritti delle persone sottoposte a misure restrittive della libertà personale Piero Rossi. All’incontro è intervenuto da remoto anche il viceministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto.

L’accordo punta a creare un coordinamento stabile tra le università pugliesi e a consolidare il Polo didattico universitario penitenziario, favorendo il diritto allo studio delle persone detenute attraverso una maggiore collaborazione tra Regione, amministrazione penitenziaria e sistema universitario.

Tra le misure previste figurano la semplificazione delle procedure di iscrizione ai corsi universitari, il sostegno allo svolgimento degli esami, l’esonero totale o parziale dalla tassa regionale per il diritto allo studio e il potenziamento delle piattaforme di e-learning e della didattica a distanza. “Con questo protocollo – ha spiegato l’assessora Silvia Miglietta – cerchiamo di semplificare le procedure di iscrizione ai corsi universitari per le persone in regime di detenzione e dare loro gli strumenti per studiare, fare gli esami e conseguire un titolo”. Per il rettore dell’Università di Bari, Roberto Bellotti, “garantire il diritto allo studio alle persone detenute significa offrire strumenti concreti di crescita culturale, consapevolezza e reinserimento sociale”, rafforzando il ruolo delle università come presidio di inclusione e responsabilità sociale.

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