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Crisi olivicola, il comitato nazionale da Bari: “Riformare la filiera”

Olivicoltori, frantoiani, Op olivicole di tutta Italia hanno riempito la Sala 8 della Fiera del Levante

Pubblicato da: redazione | Ven, 19 Giugno 2026 - 16:09
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Pullman e auto provenienti da ogni angolo d’Italia hanno raggiunto ieri mattina la Fiera del Levante, dove olivicoltori, frantoiani, organizzazioni di produttori olivicole e realtà produttive di tutto il Paese si sono ritrovati uniti contro la crisi dell’olivicoltura. Nessuna bandiera di partito, nessuna passerella politica: solo un messaggio diretto alle istituzioni, perché è arrivato il momento di tutelare, sostenere e rilanciare un settore che resta uno dei fiori all’occhiello dell’agricoltura e dell’agroalimentare italiano.
Senza un cambiamento radicale del sistema, il patrimonio olivicolo-oleario italiano rischia di crollare sotto il peso di diversi fattori: la concorrenza sleale, la massiccia immissione sul mercato di olii prodotti secondo bassissimi standard qualitativi e di sicurezza alimentare, lo strapotere della grande distribuzione organizzata e delle multinazionali, l’esplosione dei costi di produzione per chi realizza vero olio extravergine d’oliva. È da questa preoccupazione che è nato il comitato promotore nazionale “Uniti per affrontare la crisi del mercato olivicolo”, che ha messo nero su bianco una serie di proposte dettagliate.
Al centro del documento c’è un piano di controllo sulla filiera articolato in sei punti. Si parte dalla bolla elettronica per l’olio sfuso, da applicare alla movimentazione di prodotto sopra i 100 chilogrammi, e da controlli straordinari sugli operatori che hanno registrato crescite di fatturato anomale. Il comitato chiede poi l’attivazione di una garanzia pubblica per la dilazione pluriennale delle esposizioni bancarie legate agli anticipi riconosciuti ai produttori e agli acquisti di olio italiano riconosciuto, accompagnata da un sostegno temporaneo sui costi di stoccaggio degli olii italiani tracciati. Tra le richieste figura anche un protocollo di condotta per buyer e operatori commerciali, oltre a un sostegno straordinario ai frantoiani per la logistica, alla priorità per gli olii certificati italiani nelle gare destinate alla ristorazione pubblica e a un sistema di stoccaggio doganale dedicato per la movimentazione dell’olio d’oliva importato, in modo da agevolare i controlli.
Il documento del comitato, che riunisce organizzazioni di produttori olivicole, produttori, frantoiani e realtà di base della filiera olivicolo-olearia, va però oltre il piano di controlli e chiede una vera e radicale riforma della filiera. Si comincia dal Sistema Informativo Agricolo Nazionale, il SIAN, con la proposta di istituire un indice nazionale di rischio capace di concentrare le risorse sui soggetti realmente in difficoltà. Serve inoltre, secondo il comitato, riformare la rilevazione dei prezzi, ancorandola ai costi di produzione reali per tutti, in particolare per chi punta sulla qualità. Un altro punto riguarda la necessità di distinguere tra olivicoltura produttiva e olivicoltura di presidio: la prima andrebbe sostenuta puntando sull’efficienza produttiva, la seconda valorizzata per le sue finalità sociali, ambientali, idrogeologiche e territoriali. Il documento chiede anche di affrontare in modo più serio e strutturale la questione legata a fitofarmaci e contaminanti, e immagina un accordo di filiera che funzioni da strumento premiante, capace di tutelare produttori e consumatori attraverso una qualità riconoscibile e certificata, e di diventare anche lo standard d’utilizzo nella ristorazione pubblica.
Il fronte più duro riguarda la PAC post 2027, definita un’autentica offesa alle aziende imprenditoriali che occupano lavoratori e incidono seriamente sul mercato, oltre che un’offesa per tutto il mondo olivicolo. Per compensare il dumping estero, il comitato chiede di innalzare il livello massimo relativo al sostegno al reddito a superficie decrescente, con un premio più alto per le colture olivicole, e di aumentare in maniera considerevole gli aiuti accoppiati al settore. Tra le richieste anche l’innalzamento della dotazione complessiva delle Azioni Agroambientali e Climatiche, con una riserva importante a favore dell’olivicoltura e un pagamento automatico ad ettaro, non a bando, per il valore sociale e ambientale che il settore garantisce all’intero territorio nazionale. La nuova PAC, sostiene il comitato, deve superare una logica prevalentemente procedurale per orientarsi verso una logica di risultato, sostenendo con risorse pubbliche chi dimostra di produrre effetti misurabili sulla filiera, sulla società e sull’economia dei territori.

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