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Il blogger e giornalista Mario Adinolfi, ex deputato del pd e animatore del Family Day, ha così commentato la giornata turbolenta vissuta a Bari per il convegno universitario promosso dall’Associazione Levante di Marcello Gemmato e Filippo Melchiorre

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“Rientrato a Roma ripenso a questa incredibile serata a Bari, alla fatica anche solo per arrivare alla sommità della scalinata del palazzo dell’università mentre intorno si scatenava la bagarre e le urla invitavano a cacciarmi dalla città e dall’ateneo. Arrivato in cima m’è venuto istintivo salutare i tantissimi che mi incoraggiavano alzando il braccio e segnalando che ancora una volta, tra i totalitarismi e la libertà, ha vinto la libertà.

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In sala non si respirava per la marea umana accorsa all’evento e oggi i giornali titolano sui trenta scalmanati che hanno organizzato la gazzarra mentre avrebbero dovuto dare merito alle centinaia e centinaia di persone che hanno ascoltato e applaudito, senza cedere alle continue provocazioni dei contestatori presenti.

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In prima fila a sorpresa ho visto un ragazzo, Roberto Pinto: è il capogruppo PD di un Comune, Cisternino, che fu il primo a chiedere che andassi a presentare Voglio la mamma, due anni fa. Eravamo in venti in una libreria e ci fu la prima contestazione, tratto caratterizzante delle 255 date di un tour che da allora si è fatto grande ma ha potuto tenersi solo grazie alle forze dell’ordine che hanno protetto in tutta Italia la libertà di parola di uno scrittore che presenta il suo libro e questo dovrebbe scandalizzare chiunque abbia a cuore la democrazia in questo paese.

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Spossato, alle 22 ero a Brindisi all’aeroporto e accasciato in attesa del volo che a mezzanotte mi riportava a casa, cercavo sul telefonino notizie sulla mia Juve che giocava col Bologna.

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I ringraziamenti di un bambino in aeroporto

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Mi si avvicina un bambino di nove-dieci anni e mi dice: grazie per la battaglia che combatti contro il gender. Un balsamo per il cuore. In aereo capitiamo vicini, c’è tutta la sua famiglia: papà, mamma e tre figli. Erano presenti al Family Day. Sono andati a salutare i parenti pugliesi perché martedì partiranno per l’Africa come missionari. Tutti e cinque. Il papà, un professionista affermato, ha lasciato tutto e insieme alla mamma e ai ragazzi mi mostra orgoglioso il visto da “missionario” stampato sul passaporto. Chiedo: “Come vivrete lì?”. Risponde sorridente il papà: “Vivremo di Provvidenza, il visto ci vieta di lavorare”. Anche i figli sorridono, sono bellissimi e il ragazzino che ha ringraziato me stampa un bacio al papà, come a volerlo incoraggiare (“è stata dura da spiegare, anche ai familiari, molti non capiscono e mi dicono di pensare ai figli, ma io tanto ho ricevuto e ora sono chiamato a restituire qualcosa”). Li vedo sereni, se non avessi terrore di questo aggettivo, li definirei “felici”. E loro ringraziano me, quando quello che io faccio è nulla rispetto a quello che stanno per fare loro, una delle tante famiglie del Family Day. Non voglio la loro fede. Signore dammi un centesimo della loro fede e sarò davvero invincibile”. (Mario Adinolfi)


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