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Cybercrime, 8 milioni di italiani sotto attacco. Ma la colpa è delle nostre password

L'indagine di Facile.it e mUp Research accende i riflettori sulla sicurezza informatica nel Paese

Pubblicato da: redazione | Gio, 4 Giugno 2026 - 17:17
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Secondo l’indagine commissionata da Facile.it a mUp Research, sono 8,7 milioni gli italiani che hanno subito una violazione informatica nell’ultimo anno. Il caso più frequente è l’accesso abusivo a profili social (5 milioni), seguito da quello agli account bancari (1,8 milioni) o allo smartphone (890.000).

Se dietro alle violazioni si nascondono stratagemmi sofisticati studiati appositamente per sottarci le credenziali, va detto che spesso siamo noi ad agevolare i malintenzionati con comportamenti rischiosi che, secondo l’indagine, sono stati adottati da ben 9,9 milioni di italiani; password ovvie o troppo semplici, ma non solo.

Gli errori da evitare
Una per tutti

Quando si parla di chiavi di sicurezza, sono spesso le nostre scelte a metterci in pericolo. Ad esempio, sorprende vedere come 4,6 milioni di italiani utilizzino per tutti i siti la stessa password, atteggiamento che espone a rischi evidenti, ma che è particolarmente diffuso tra i rispondenti con età compresa tra i 25-34enni.

Mai mischiare sicurezza e affetti

Continuando a scorrere i dati dell’indagine, si legge che 1,5 milioni di italiani (in particolare i 55-64enni) utilizzano come password per accedere ai servizi online il nome del figlio/a o del partner, senza nemmeno avere la premura di arricchirlo con caratteri speciali (es. !£?$%$&). Ci sono metodi meno rischiosi per dimostrare affetto ai propri cari.

La sequenza sbagliata

Se scegliere una sequenza alfanumerica potrebbe essere un’ottima idea, servirsi di combinazioni troppo semplici o ovvie (ad esempio 1234) vanifica l’effetto di protezione. Questo comportamento sbagliato (e pericoloso) è messo in atto da almeno 2,7 milioni di persone, che scelgono sequenze progressive, mentre sono circa 1,2 milioni quelli che usano una ripetizione continua della stessa lettera o numero (es. AAAA oppure 55555).

Attenzione, inoltre, ad utilizzare come parola di sicurezza solo la propria data di nascita; lo fanno ancora in molti, troppi, circa 2,3 milioni di persone.

Non sempre l’evidenza è il migliore dei nascondigli

Sorprende vedere che ci siano ancora così tanti italiani, circa 935mila, che scelgono la parola “Password” come password, mentre 850mila usano come chiave di sicurezza per accedere al sito… il nome del sito stesso.

Chissà se alcun di loro avranno cambiato idea dopo il rocambolesco furto dei gioielli avvenuto a Louvre; anche in quel caso la password per disattivare l’allarme era: Louvre. A conti fatti, non un’ottima idea.

Altra cattiva abitudine quella dichiarata dal 2% dei rispondenti (pari a 380.000 individui) che ha detto di usare la parola “QWERTY, ovvero le prime 5 lettere consecutive della tastiera del computer, per proteggere la propria privacy informatica.

La squadra del cuore

Rientra nella lista delle cattive abitudini in materia di credenziali di accesso anche una tipicamente maschile: utilizzare come chiave di sicurezza il nome della squadra del cuore: lo fanno 470mila.

Ogni quanto le cambiamo
Altra nota dolente è rappresentata dalla frequenza con cui aggiorniamo le nostre password; l’indagine ha messo in luce che quasi un utente su due la cambia meno di una volta l’anno se non, addirittura, solo se espressamente richiesto dal sito (43%). All’estremo opposto, il 4,8% dei rispondenti che ha dichiarato di farlo ogni settimana.

Gli uomini aggiornano le password principali 6 volte l’anno, mentre il campione femminile lo fa 4,5 volte; viene da chiedersi se sia effettivamente un atteggiamento di maggior prudenza o se, invece, sia solo dovuto al fatto che si dimentichi la password e si sia costretti a resettarla.

Dove le custodiamo
L’indagine realizzata per Facile.it ha messo in luce che quasi un italiano su tre (30%) le annota su un’agenda o su un altro supporto cartaceo, pratica particolarmente diffusa tra il campione femminile (35%) e tra gli over 55 (39,7%).

Il 14,5% salva le chiavi di accesso sullo smartphone (con una percentuale che arriva al 31% tra gli under 24), mentre il 9% le memorizza in un documento salvato sul PC (in questo caso lo fanno in misura maggiore gli uomini (13%). Circa 5 milioni, invece, si affidano ad apposite app o servizi nati per salvare e tenere al sicuro le password.

Chissà se dicono il vero quei 10,4 milioni (27% del campione) che sostengono di ricordarle tutte a memoria; di certo non mentono i 212mila che dichiarano apertamente di fare affidamento alla memoria di figli o partner.

In ultimo una curiosità: 1 milione di italiani usano una parolaccia come password o come base di partenza per creare una chiave di sicurezza efficace; una buona strategia per ricordarla e, al contempo, sfogarci prima di fare login.

* Indagine demoscopica condotta da mUp Research su un campione di n.1001 individui, rappresentativo della popolazione italiana adulta, in età compresa fra 18 e 74 anni. Le interviste sono state condotte dal 16 al 19 marzo 2026.

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