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Quando il sommelier diventa digitale: l’AI conquista il food

Ecco i progetti in Italia già attivi

Pubblicato da: Ylenia Bisceglie | Sab, 6 Giugno 2026 - 19:45
rubrica bl24 (62)

Per anni abbiamo immaginato l’intelligenza artificiale come qualcosa di distante dal mondo del cibo. Algoritmi, server, chatbot e software sembravano appartenere a una dimensione diversa rispetto a quella fatta di profumi, convivialità e tradizioni gastronomiche. Eppure oggi l’AI sta entrando silenziosamente anche nei ristoranti, nelle enoteche e nei wine bar, trasformando il modo in cui scegliamo, degustiamo e viviamo il cibo.

L’ultimo esempio arriva da Milano, dove ha aperto Reverso, un wine bar che unisce dispenser intelligenti, raccolta dati e un sommelier virtuale basato sull’intelligenza artificiale. Il sistema analizza le preferenze degli ospiti, memorizza le degustazioni effettuate e suggerisce nuove etichette in linea con i gusti personali, creando un’esperienza sempre più personalizzata. L’obiettivo non è sostituire il professionista umano, ma accompagnare anche i meno esperti nella scoperta del vino.

La vera novità, però, non è il singolo locale. È il cambio di paradigma che rappresenta. Per la prima volta l’intelligenza artificiale esce dalle cucine industriali e dalla gestione delle filiere per entrare direttamente nella relazione tra cliente e prodotto.

In Italia stanno già emergendo diversi progetti che seguono questa direzione. La piattaforma eLier, nata a Napoli, propone un sommelier digitale in grado di suggerire vini e abbinamenti personalizzati attraverso menu digitali e sistemi di raccomandazione basati sull’AI.

Non si tratta soltanto di marketing: questi sistemi aiutano a comprendere meglio le preferenze dei clienti, ridurre gli sprechi e ottimizzare la gestione delle cantine e delle scorte alimentari.

Naturalmente resta una domanda aperta: fino a che punto siamo disposti a delegare le nostre scelte gastronomiche a un algoritmo? Il fascino di un grande ristorante nasce anche dall’imprevedibilità, dal consiglio del sommelier, dalla chiacchierata con il cameriere o dall’intuizione dello chef. E infatti, almeno per ora, nessun algoritmo è ancora riuscito a replicare il piacere di un buon consiglio dato con il sorriso.

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