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Campi Flegrei, scoperto gas tossico invisibile grazie ad un team di fisici baresi

Un sensore innovativo messo a punto dalle università di Bari e dal Cnr

Pubblicato da: redazione | Gio, 18 Giugno 2026 - 15:20
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I Campi Flegrei nascondono qualcosa che i sensori tradizionali non riuscivano a vedere. Vicino alla fumarola di Pisciarelli, nell’area vulcanica napoletana, si generano brevi ma intensi picchi di idrogeno solforato — un gas altamente tossico — che durano pochi secondi e poi scompaiono, troppo in fretta per essere catturati dagli strumenti finora in uso. A rilevarli per la prima volta è stato un sensore portatile messo a punto dal Dipartimento interuniversitario di Fisica dell’Università e del Politecnico di Bari, in collaborazione con l’Istituto di Fotonica e Nanotecnologie del CNR di Bari.
Lo strumento è in grado di analizzare l’aria ogni secondo ed è stato impiegato in due campagne di misura: la prima il 28 e 29 maggio 2025, la seconda dal 23 al 27 febbraio 2026. Le rilevazioni sono state condotte dai fisici baresi insieme al Dipartimento di Scienze della Terra e Geoambientali dell’Università di Bari e all’INGV di Napoli. I risultati hanno suscitato grande interesse nella comunità scientifica e sono stati pubblicati sulla rivista Climate and Atmospheric Science del gruppo editoriale Nature.
I dati raccolti parlano chiaro: a dieci metri dalla sorgente, le concentrazioni di H₂S hanno toccato punte di 60 ppm, dodici volte la soglia oltre la quale l’esposizione breve diventa pericolosa per la salute umana. I sensori elettrochimici dell’INGV presenti nello stesso sito, con un tempo di risposta di 60 secondi, registravano invece valori massimi di 3-4 ppm. «I picchi durano pochi secondi e poi scompaiono: qualunque strumento più lento li perde del tutto», spiega Pietro Patimisco, responsabile del gruppo di ricerca del Dipartimento di Fisica di Bari.
Il sensore si basa su una tecnica chiamata QEPAS — Quartz-Enhanced Photoacoustic Spectroscopy — che funziona come un orecchio laser: un fascio di luce infrarossa fa vibrare specifiche molecole e un diapason di quarzo capta la debolissima onda acustica che ne risulta. Questo approccio garantisce misure altamente sensibili e affidabili, riducendo l’interferenza dalle componenti più abbondanti come vapore acqueo e anidride carbonica, che spesso compromettono la qualità dei dati dei sensori commerciali. L’intera apparecchiatura entra in un rack da laboratorio portatile e permette di rilevare con precisione i principali composti delle emissioni fumaroliche, tra cui H₂S, SO₂ e CH₄.
Le misure arrivano in un momento di particolare attenzione per i Campi Flegrei, dove dal 2005 è in corso una fase intensa di bradisismo, con deformazione del suolo e sciami sismici ricorrenti. Una delle domande aperte riguarda l’eventuale risalita di fluidi magmatici. Su questo punto i nuovi dati offrono un elemento rassicurante: il biossido di zolfo, che sarebbe il segnale di un contributo magmatico diretto, non è stato rilevato. Pisciarelli rimane, almeno per ora, un sistema idrotermale.
C’è anche un’altra indicazione importante sul fronte della sicurezza pubblica. Le stesse misure mostrano che già a poche decine di metri dalla fumarola le concentrazioni di gas tossici scendono al di sotto dei limiti di sicurezza: il gas si disperde rapidamente nell’atmosfera e viene in parte degradato da reazioni chimiche. A 120 metri dalla sorgente il sensore non rileva più nulla di significativo.
Le prospettive future puntano all’estensione del monitoraggio. «In questa direzione, è stata presentata una proposta progettuale nell’ambito del bando PRIN2026 del MUR, dedicato al finanziamento di progetti di ricerca di elevato interesse nazionale. Il progetto, dal titolo ANEMOI, coinvolge anche le Università di Palermo e Catania e mira ad estendere questo approccio di monitoraggio ad altri siti vulcanici, in particolare in Sicilia», conclude Arianna Elefante, tecnologa del CNR di Bari.

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