Proseguono gli interventi per il contenimento della popolazione di cinghiali nel Parco naturale regionale di Lama Balice. Dall’inizio del 2025 a oggi sono stati catturati 32 esemplari nell’ambito del Piano Regionale per gli Interventi Urgenti (PRIU), realizzato grazie alla collaborazione tra il Parco di Lama Balice e il Dipartimento di Bioscienze, Biotecnologie e Ambiente dell’Università degli Studi di Bari.
Nel dettaglio, nel 2025 sono stati catturati 23 cinghiali, appartenenti prevalentemente alle classi adulta e subadulta, mentre nei primi mesi del 2026 sono stati prelevati nove esemplari striati. Il monitoraggio faunistico ha evidenziato, nei primi mesi del 2025, una popolazione composta soprattutto da maschi adulti, con la presenza occasionale di nuclei familiari. È stata inoltre accertata la riproduzione di almeno due femmine appartenenti allo stesso gruppo, che hanno dato vita a due distinte cucciolate.
Il piano di contenimento è attivo da circa dieci anni e, complessivamente, ha consentito la cattura di circa 300 cinghiali. Le attività di controllo vengono svolte attraverso un monitoraggio costante mediante fototrappole installate lungo i principali corridoi ecologici del parco. Le immagini raccolte consentono di seguire gli spostamenti degli animali, stimarne la consistenza numerica e valutare l’efficacia delle strategie adottate.
Le catture sono effettuate con tre gabbie-trappola dotate di sistemi di attivazione a inciampo, integrate da punti di alimentazione con esche a base di mais, carrube e avena. Le operazioni vengono eseguite adottando specifiche procedure per limitare la contaminazione da odori umani, che potrebbe compromettere il successo delle catture. Secondo il gruppo di lavoro coordinato da Lorenzo Gaudiano, la presenza dei cinghiali all’interno del parco si è progressivamente ridotta e oggi la popolazione residua sarebbe limitata a pochi esemplari solitari presenti solo occasionalmente.
“Nonostante i risultati ottenuti – commenta Lorenzo Gaudiano – risulta di fondamentale importanza garantire la continuità delle operazioni nel medio e lungo periodo. Mantenere la densità della popolazione a livelli minimi è una condizione indispensabile per prevenire il potenziale biologico di ricolonizzazione, in quanto il cinghiale è una specie caratterizzata da un elevatissimo tasso riproduttivo e una spiccata plasticità ecologica. Interrompere queste azioni di controllo, in questa fase, causerebbe un rapido effetto di rimbalzo demografico, cosiddetto ‘rebound’, vanificando risorse e sforzi impiegati finora. Serve, inoltre, a limitare l’arrivo di altri cinghiali da aree limitrofe, dato che il controllo costante azzera l’attrattività ecologica del parco impedendo che il territorio venga occupato da nuovi gruppi familiari”. L’équipe dell’Università di Bari è composta, oltre che dal coordinatore tecnico Lorenzo Gaudiano, dagli operatori tecnici faunisti Prospero L’Erario e Lorenzo Pucciarelli e dal responsabile scientifico Giuseppe Corriero.
Foto Cia