La magistrata pugliese Silvia Curione, l’associazione FAI – Antiracket Vieste e il coordinatore di Libera Puglia don Angelo Cassano hanno ricevuto una menzione speciale nell’ambito del Premio Giorgio Ambrosoli, assegnato annualmente a figure che, attraverso il loro operato, si distinguono per l’impegno nel contrasto alle mafie e nella tutela dello stato di diritto.
Il riconoscimento, giunto alla dodicesima edizione, è stato consegnato questo pomeriggio durante una cerimonia che si è svolta al Teatro Piccolo di Milano sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Nel corso dell’iniziativa sono stati assegnati anche i premi a 15 esempi di esponenti delle forze dell’ordine, delle imprese, delle professioni, del terzo settore, dei media, della magistratura, delle pubbliche amministrazioni, della politica, della scuola e delle istituzioni religiose che hanno tutelato la legge in condizioni di pressioni, pericolo e intimidazioni.
“Le tre menzioni speciali assegnate alla magistrata Silvia Curione, all’esperienza della FAI sul Gargano e al sacerdote don Angelo Cassano dal Premio Ambrosoli – dichiara il presidente della Regione Puglia Antonio Decaro – rendono orgogliosa tutta la Puglia e raccontano l’impegno di una terra che è in questi anni ha fatto tanti sacrifici per liberarsi dal giogo delle mafie e per accompagnare i cittadini in un percorso di fiducia e di legalità. La Puglia e i suoi cittadini, a cominciare dalle personalità e dalla realtà menzionata sono solo l’esempio più lampante di una scelta che la Puglia e i suoi cittadini fanno ogni giorno: la strada della legalità, della responsabilità e dell’impegno civile. Le motivazioni allegate ai premi raccontano storie che dimostrano come il contrasto alle mafie e alle illegalità si costruisca attraverso il coraggio delle persone, la presenza e il servizio delle istituzioni e la partecipazione delle comunità che oggi devono sentirsi parte di questo percorso che ci onora e ci sprona a continuare a lavorare”.
“I tre riconoscimenti – sottolinea l’assessora regionale alla Legalità e Antimafia sociale Silvia Miglietta – non premiano soltanto singole esperienze di valore, ma una visione condivisa della legalità come bene comune. Come amministrazione regionale, stiamo investendo da anni nel rafforzamento di una rete di collaborazione interistituzionale di cui il Premio Ambrosoli è parte integrante, che ci consente di promuovere la cultura della legalità laddove è più necessaria: nelle aree fragili delle nostre città, nelle scuole e nelle università, ma pure nelle amministrazioni che stanno affrontando un cambiamento generazionale. La nostra strategia tiene insieme il riuso sociale dei beni confiscati, le esperienze di animazione territoriale dei Cantieri di antimafia sociale e l’alta formazione che realizziamo con il supporto di Uniba, Libera e Avviso Pubblico. Gli esempi della magistrata Curione, di don Angelo Cassano con Libera e dell’associazione antiracket di Vieste testimoniano la presenza di un sistema che opera per la difesa della democrazia e rappresentano un riferimento prezioso soprattutto per le giovani generazioni”.
Seguono le motivazioni delle menzioni speciali a Silvia Curione, Federazione Antiracket Vieste e don Angelo Cassano. In allegato il comunicato completo a cura del Premio Giorgio Ambrosoli.
Silvia Curione
L’esercizio della funzione giurisprudenziale in territori ad altissima densità criminale richiede fermezza, autonomia e una totale dedizione ai principi della Costituzione. La magistratura di frontiera rappresenta lo scudo della Repubblica contro l’aggressione dei clan che tentano di assoggettare l’economia e la società civile. Silvia Curione, magistrato in forza alla Procura della Repubblica di Taranto, nel corso della sua attività inquirente, ha coordinato indagini di straordinaria complessità contro la criminalità organizzata e i sistemi corruttivi che inquinano il tessuto industriale e amministrativo della Puglia. Con rigore metodologico e determinazione, ha affrontato l’omertà ambientale e le reti di complicità finanziaria, dimostrando che la giustizia non arretra di fronte a poteri consolidati o a contesti intimidatori. Il Premio Giorgio Ambrosoli riconosce nel suo operato il valore del dovere civile applicato al diritto, un presidio fondamentale a tutela della dignità e della sicurezza di tutti i cittadini.
FAI (Federazione Antiracket Italiana)
L’estorsione mafiosa si nutre dell’isolamento della vittima e della paura collettiva. Per frantumare questo giogo non basta l’eroismo del singolo, ma occorre una svolta culturale che trasformi la solitudine in una dimensione comunitaria e organizzata. La vicenda della mafia garganica a Vieste rappresenta una delle pagine più straordinarie di riscatto civile della storia recente. Questa Menzione viene assegnata alla FAI, la Federazione Antiracket Italiana. Il riconoscimento focalizza l’attenzione sulla storica ribellione avvenuta a Vieste, dove ben 27 imprenditori locali, uscendo dall’omertà, hanno trovato il coraggio di denunciare compatti i loro estorsori, azzerando il potere di ricatto dei clan egemoni sul territorio. Questo miracolo civile è stato possibile grazie alla visione organica di Tano Grasso, già Presidente nazionale della FAI e pioniere del movimento antiracket, e al lavoro instancabile del procuratore della Direzione Nazionale Antimafia, Giuseppe Gatti, che ha saputo coniugare il rigore delle indagini con il sostegno umano e istituzionale alle vittime. Premiare la FAI e la comunità di Vieste significa affermare che la mafia si sconfigge quando il tessuto economico sceglie unito lo Stato di diritto, ponendolo come massima garanzia di libertà e di sviluppo.
Don Angelo Cassano
Lo Stato di diritto si difende anche, e soprattutto, offrendo alternative concrete di vita e di riscatto sociale laddove la criminalità organizzata cerca di imporre il proprio welfare sostitutivo e la propria subcultura di prevaricazione. La cittadinanza attiva ha bisogno di punti di riferimento capaci di saldare la dimensione etica all’azione quotidiana sul territorio. Don Angelo Cassano, parroco a Bari e referente di Libera in Puglia. Da anni in quartieri complessi e segnati dal controllo dei clan, Don Angelo esercita una profonda vocazione di sistema, sottraendo i giovani alla manovalanza criminale attraverso l’educazione, la cultura e il lavoro onesto. In prima linea per il riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie, ha superato ostilità e minacce, trasformando la parrocchia e i presidi sociali in luoghi aperti di trasparenza, legalità e responsabilità pubblica. La sua opera instancabile ci ricorda che la lotta alla criminalità organizzata richiede una coscienza critica vigile e che la speranza non è un concetto astratto, ma un dovere civile da costruire insieme ogni giorno.