“Nessuna infrazione alle leggi e nessun tassametro necessario: la tariffa è corretta”. Non si fa attendere la contromossa della categoria dei tassisti baresi dopo il polverone sollevato dalla recensione al veleno su Paytourist del turista francese Pierre Henri G M, che aveva denunciato di aver pagato 20 euro per una corsa di soli 600 metri dall’aeroporto “Karol Wojtyła” al proprio hotel. A fare chiarezza e a difendere l’operato del conducente è Vittorio Pantaleo, rappresentante sindacale di USB Taxi Bari, che respinge con fermezza le accuse di abusivismo e tariffe gonfiate.
Secondo il sindacalista, l’importo richiesto al viaggiatore non è il frutto di un arbitrio del tassista, bensì l’applicazione fiscale delle regole vigenti nel capoluogo. “La corsa minima dall’aeroporto di Bari è di 20 euro”, spiega chiaramente Pantaleo, ricordando che si tratta di tariffe fisse predeterminate e impostate direttamente dall’amministrazione comunale sia per i collegamenti dallo scalo di Palese sia per quelli dalla stazione centrale. Questo sistema a quota fissa, concordato tra Palazzo di Città e le sigle sindacali, nasce proprio con l’obiettivo di garantire un compenso minimo ai conducenti che affrontano lunghe ore di attesa negli stalli aeroportuali, evitando il paradosso di corse microscopiche non remunerative.
La replica di USB punta a smontare la narrazione del “taxi selvaggio” che rischia di danneggiare l’immagine dell’intera categoria in vista della stagione estiva. Nei regolamenti comunali approvati, infatti, per la tratta che collega l’aerostazione ai quartieri limitrofi come Palese o San Paolo, si applica una tariffa fissa e omnicomprensiva pari proprio a 20 euro. Di conseguenza, l’assenza del tassametro in quel caso specifico non costituisce un illecito, ma rientra nella corretta applicazione delle tariffe predeterminate per i diversi quartieri della città.