Lo scatto di una ruspa che rimuove il grande pesce in ferro a due passi dal mare sul lungomare di San Girolamo è l’immagine simbolo che in queste ore sta facendo discutere la comunità locale. A parlare, con amarezza ma anche con grande lucidità, sono i residenti del quartiere, testimoni diretti del fallimento di un progetto che era nato sotto i migliori auspici. Appena un anno fa l’installazione del “pesce mangiaplastica” veniva festeggiata come l’inizio di un percorso virtuoso per la tutela della costa barese. Oggi, vederlo ridotto a un ammasso di ferro arrugginito lascia il quartiere con l’amaro in bocca.
Dai cittadini di San Girolamo arriva una lezione amministrativa importante, riassumibile in tre punti critici. Primo, la buona volontà da sola non basta: l’idea era eccellente ma la progettazione ha mostrato subito il fianco. Secondo, il ferro e il mare non vanno d’accordo, e la salsedine ha corroso la struttura in tempi record. Terzo, la praticità è tutto: l’impossibilità di svuotare agevolmente la plastica accumulata all’interno ha reso la gestione quotidiana insostenibile per gli operatori. “Proteggere il nostro territorio richiede competenze, materiali adatti e manutenzione costante, non solo inaugurazioni”, denunciano con forza i residenti. Per onestà intellettuale, la stessa comunità ricorda che l’opera non è costata fondi pubblici, essendo stata donata al Comune di Bari da una cooperativa.