Una vita vissuta nell’ombra, segnata dal dolore, dal tradimento e da una totale mancanza di rispetto. È la storia di Cerino, un cane come tanti, invisibile agli occhi del mondo, la cui triste parabola si è conclusa in queste ore tra le sbarre di una gabbia che è stata, paradossalmente, il suo unico e ultimo rifugio sicuro. Un addio straziante, quello affidato ai social dai volontari del Canile Comunale di Bari – “Il Mio Abbaio Libero” – Nati per Amarti OdV, che lo hanno accudito per anni, che riaccende i riflettori sul dramma dei cani anziani o malati destinati a morire nei canili senza aver mai conosciuto il calore di una vera famiglia.
Prima della gabbia, per Cerino c’era stato l’inferno. Chi avrebbe dovuto proteggerlo lo ha trattato solo come un problema di cui disfarsi in fretta: affamato, picchiato, persino investito e poi illuso. Una catena di violenze e abbandoni che lo ha condotto a una lunga reclusione forzata. “Sapevamo che non saresti mai andato a casa, e sapevamo negli ultimi tempi che ci avresti lasciato presto”, scrivono i volontari in una lettera aperta che stringe il cuore, densa di quel realismo doloroso che appartiene a chi vive i canili ogni giorno.La morte di Cerino non è passata però nell’assoluto silenzio. Chi lo ha amato nel suo “piccolissimo” ha voluto rivendicare per lui il diritto a un saluto dignitoso, un tributo dovuto a tutte le anime innocenti che vivono nell’oblio generale. Il post si chiude con una promessa di memoria eterna e un briciolo di poesia, un invito a correre finalmente libero: “Ciao Cerino, vai a pinzare tutti gli angeli in cielo”.